Goffredo Bettini: Bruno Trentin e il Partito Democratico
lunedì, 25 agosto 2008Forse è uno dei pochi a livello nazionale che compie analisi lucide quando lo si sente riflettere o lo si legge sulle pagine dei quotidiani. Uno dei pochi che crede veramente in quello che dice e dice quello che crede. Sul tema della formazione politica delle nuove classi dirigenti e sulla costruzione del Partito Democratico in Italia, Goffredo Bettini, Coordinatore dell’Iniziativa Politica PD, sulle pagine de l’Unità di oggi si sofferma ampiamente e pone molti quesiti sui quali meditare. Riassumendo lui dice che non bisogna perdere di vista la costruzione del Partito Democratico; che è necessario puntare sul pluralismo e sulla ricerca; che abbiamo tutti bisogno di una formazione permanente (mutuando il concetto da Trentin); nei nostri circoli devono tornare gli intellettuali e gli uomini di cultura; di puntare infine alla Scuola Estiva di formazione politica (si svolgerà a Cortona dall’11 al 14 settembre ). Inoltre pone l’accento sull’importanza dell’iscritto e del suo potere nelle decisioni che si assumeranno non solo ai livelli di base ma anche nelle scelte nazionali. E si chiede e chiede alla classe dirigente: siamo disposti a questo?
Poi scrive: “In questo viaggio, sento vicino Trentin: quanto ci serve; e quanto ci manca. Così riservato nelle riunioni, ma così in ascolto. Così assente nelle TV e sui giornali. Ma così decisivo nella storia italiana. Così inzeppato nella sua vita di cose vere fatte, combattute, pensate. Ma che trovava il tempo di parlare con un ragazzo come me, negli anni ‘70, a casa di Ingrao in tante serate, pacate e dense, che ti facevano sentire grande ed orgoglioso di poter respirare un pò il profumo di una intera epoca politica, segnata da veri protagonisti che stavano lì a chiacchierare con la semplicità e la forza che hanno sempre quelli che valgono e che contano”.
Di persone che valgono e che contano oggi in italia purtroppo ce ne sono sempre di meno. Ai giovani che si accostano alla politica suggerisco di essere più propensi a formarsi quello “zainetto degli attrezzi” carico di idee.