L’Arcivescovo di Lanciano e la legge sulla fine della vita – La Cronaca di tutto Abruzzo e Molise Oggi
sabato, 19 settembre 2009
LANCIANO – La legge sul fine vita rappresenta una misura di civiltà in un Paese democratico: non è un regalo che il governo di centrodestra fa alla Chiesa, come qualche politologo pensa scrive e afferma in questi mesi su tutti gli organi di informazione. Ha pienamente ragione, a mio avviso, il Presidente della conferenza episcopale italiana, Cardinale Angelo Bagnasco, quando afferma che “non è accettabile il diritto di morire”. Proviamo a porci una domanda di senso: dove risiede il valore della libertà, che qualcuno sostiene, in questo principio inedito (il diritto alla morte)? Ebbene, si tratta di una domanda complessa a cui è difficile dare una risposta compiuta. Su questa riflessione di un uomo di Chiesa interviene sulle colonne del Corriere della Sera di mercoledì 16 settembre il politologo italiano, Giovanni Sartori, il quale afferma che “l’unico diritto di libertà assoluto, che spetta soltanto a me perché è soltanto solitario, è il mio diritto di morire (di morte naturale) come scelgo”. Lui sostiene che la Chiesa “vuole negare la libertà di morire”. A questa tesi risponde l’Arcivescovo di Lanciano e Ortona, Mons. Carlo Ghidelli il quale, sullo stesso giornale di giovedì 17 settembre precisa: “se la società esalta pseudovalori e smantella i valori autentici, la Chiesa ha il dovere di parlare”. Non si tratta quindi di imposizioni, bensì di un contributo essenziale su un tema così delicato che non può essere celato sotto l’ombrello della libertà assoluta. “C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” ammoniva Qohelet, così come “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire…”. Questa antica sapienza umana, prima ancora che biblica, è parsa dimenticata. Qui non siamo di fronte ad un nuovo sanfedismo o ad un fondamentalismo religioso ritrovato. Stiamo parlando di vita e di morte. Nessuno può aprire scontri ideologici, sferrare una battaglia frontale su un evento che ci minaccia tutti e tutti ci attende come momento conclusivo della vita. Per una sola volta, mettiamo da parte le divisioni antiche tra laici e cattolici, che non hanno più motivo di esistere, e parliamo insieme del dono della vita, affinchè la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e morire nell’amore e nella libertà. Un principio, quello della libertà, sempre relativo.
Francesco Piccirilli
La Cronaca di tutto Abruzzo e Molise Oggi
Sabato 19 settembre 2009 – Pag. 18