Il caso di Eluana Englaro
mercoledì, 11 febbraio 2009IL CASO DI ELUANA ENGLARO
Cosa sia giusto fare o non fare non spetta a noi stabilirlo, noi possiamo soltanto condividere, colpevolizzare, manifestare un sentimento di umanità che appartiene alla sensibilità soggettiva di ognuno di noi.
Cosa sia giusto fare o non fare in questi casi estremi e delicatissimi non credo sia compito nostro, noi abbiamo conosciuto questo caso attraverso la forma mediatica, a volte incline a speculazioni su argomenti troppo seri per essere affrontati in televisioni o sottoposti a giudizio di persone che non possono e non devono dare sentenze su come sia giusto intervenire.
Personalmente la mia riflesione cerco di esprimerla in maniera distaccata, lucida ed obiettiva, lontana dalle emozioni che alterano la nostra parte razionale.
Detto questo mi domando?
Quanto businnes c’è stato intorno a questo caso e quanto ve n’è intorno ad altri casi analoghi?
Questa ragazza è morta 17 anni fa e niente e nessuno avrebbe mai potuto resuscitarla.
Si parla di riduzione dei costi della sanità, di farmaci per malati oncologici che hanno prezzi inaccessibili, ci sono i famosi DRG che impongono un tempo massimo di permanenza in ospedale rispetto alla classificazione di malattie.
E’ più logico allora domandarci quante risorse economiche si spendono per tenere in vita una persona di cui ben presto i medici che l’hanno seguita si sono resi conto di un suo ormai improbabile risveglio.
Non possiamo e non dobbiamo essere coinvolti sentimentalmente dalla solita frase “La speranza è l’ultima a morire”!
In questo caso, così come in tanti altri, la speranza ben presto si riduce a zero!
Nel caso di Eluana la regione superiore del cervello era irrimediabilmente compromessa e con essa tutte le funzioni di cui è responsabile; dall’intelletto agli affetti e più in generale la coscienza.
Mi soffermerei piuttosto a comprendere l’agonia di un padre ormai consapevole che nulla poteva più fare per sua figlia, ma che quotidianamente non riusciva neanche ad elaborarne il lutto.
Non vorrei essere considerata fredda e cinica attraverso l’espressione del mio pensiero però e lo dico con rammarico, è più giusto forse una valutazione obiettiva, lontana da quello che può essere il nostro sentimento o il proprio stato emotivo dinanzi ad un gesto che definirei nobile perché espressione di rispetto per la vita e per la dignità di una persona, che in questo caso porta il nome di Eluana Englaro, ma di cui potrei citarne altri, così come purtroppo, ve ne sono ancora nella nostra realtà.
A volte ci si dovrebbe astenere o se si è in grado riflettere, piuttosto che giudicare, condannare o esprimere pareri dettati da emozioni e sentimenti.
La domanda che mi pongo è un’ altra: E’ giusto questo accanimento terapeutico di voler tenere assolutamente in vita queste persone quando ormai la condizione è divenuta penosa per loro e per tutti coloro che quotidianamente devono assisterle?
Io credo credo di no, ricordando a coloro che lo ignorano che quando la corteccia cerebrale è scollegata dal resto del cervello non vi può essere alcuna capacità di recupero cognitivo.
E’ vero che la vita umana non ha prezzo, ma in questo, come in tanti altri casi, si può ragionevolmente parlare di vita?
Cosa sia giusto fare o non fare in questi casi estremi e delicatissimi non credo sia compito nostro, noi abbiamo conosciuto questo caso attraverso la forma mediatica, a volte incline a speculazioni su argomenti troppo seri per essere affrontati in televisioni o sottoposti a giudizio di persone che non possono e non devono dare sentenze su come sia giusto intervenire.
Personalmente la mia riflesione cerco di esprimerla in maniera distaccata, lucida ed obiettiva, lontana dalle emozioni che alterano la nostra parte razionale.
Detto questo mi domando?
Quanto businnes c’è stato intorno a questo caso e quanto ve n’è intorno ad altri casi analoghi?
Questa ragazza è morta 17 anni fa e niente e nessuno avrebbe mai potuto resuscitarla.
Si parla di riduzione dei costi della sanità, di farmaci per malati oncologici che hanno prezzi inaccessibili, ci sono i famosi DRG che impongono un tempo massimo di permanenza in ospedale rispetto alla classificazione di malattie.
E’ più logico allora domandarci quante risorse economiche si spendono per tenere in vita una persona di cui ben presto i medici che l’hanno seguita si sono resi conto di un suo ormai improbabile risveglio.
Non possiamo e non dobbiamo essere coinvolti sentimentalmente dalla solita frase “La speranza è l’ultima a morire”!
In questo caso, così come in tanti altri, la speranza ben presto si riduce a zero!
Nel caso di Eluana la regione superiore del cervello era irrimediabilmente compromessa e con essa tutte le funzioni di cui è responsabile; dall’intelletto agli affetti e più in generale la coscienza.
Mi soffermerei piuttosto a comprendere l’agonia di un padre ormai consapevole che nulla poteva più fare per sua figlia, ma che quotidianamente non riusciva neanche ad elaborarne il lutto.
Non vorrei essere considerata fredda e cinica attraverso l’espressione del mio pensiero però e lo dico con rammarico, è più giusto forse una valutazione obiettiva, lontana da quello che può essere il nostro sentimento o il proprio stato emotivo dinanzi ad un gesto che definirei nobile perché espressione di rispetto per la vita e per la dignità di una persona, che in questo caso porta il nome di Eluana Englaro, ma di cui potrei citarne altri, così come purtroppo, ve ne sono ancora nella nostra realtà.
A volte ci si dovrebbe astenere o se si è in grado riflettere, piuttosto che giudicare, condannare o esprimere pareri dettati da emozioni e sentimenti.
La domanda che mi pongo è un’ altra: E’ giusto questo accanimento terapeutico di voler tenere assolutamente in vita queste persone quando ormai la condizione è divenuta penosa per loro e per tutti coloro che quotidianamente devono assisterle?
Io credo credo di no, ricordando a coloro che lo ignorano che quando la corteccia cerebrale è scollegata dal resto del cervello non vi può essere alcuna capacità di recupero cognitivo.
E’ vero che la vita umana non ha prezzo, ma in questo, come in tanti altri casi, si può ragionevolmente parlare di vita?
Dr.ssa Paola DI MASCI
Tag:eluana englaro, paola di masci
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