Archivio di gennaio 2009

Una lieta notizia: i casolani presenti

venerdì, 30 gennaio 2009

Le belle notizie sono sempre dietro l’angolo. Da poco ho saputo che a Casoli ci sono dei miei “sostenitori”. Colgo l’occasione per salutarli e ringranziarli di cuore. Vi invito a lasciare dei commenti su questo blog. Una finestra sempre aperta al dialogo e all’amicizia. A presto miei cari casolani

Conferenza Regionale degli Amministratori del Partito Democratico

giovedì, 29 gennaio 2009

Conferenza Regionale degli Amministratori del Partito Democratico

Sabato 31 Gennaio 2009 ore 15,00
Sala “Michetti” del Consiglio regionale
Via M, Iacobucci – L’Aquila

Conferenza Regionale degli Amministratori del Partito Democratico

Parteciperanno:

Sen. Massimo BRUTTI
Commissario Regionale PD

On. Giuseppe FIORONI
Coordinazione Naz. Area Organizzazione

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Sul federalismo ho apprezzato l’UDC, per niente il PD

venerdì, 23 gennaio 2009

Questa volta Casini ha fatto centro. Il Partito Democratico ha dimostrato invece ancora una volta di avere una posizione incomprensibile. Ieri il disegno di legge della riforma federalista ha ottenuto il voto favorevole del Senato, con 156 sì, 6 contrari e 108 astenuti. La posizione assunta da partito centrista questa volta mi ha convinto di più. Spiegando nei particolari i punti del provvedimento sui quali l’UDC ha le maggiori riserve, Casini ha paventato “il rischio della moltiplicazione dei centri di spesa, la confusione sul riparto delle competenze, la penalizzazione del mezzogiorno, la mancata soluzione del problema di Roma Capitale”. E poi il problema, non secondario, delle risorse. E’ vero che il federalismo “è un congegno ad alta complessità tecnica”. Ma per capirci qualcosa bisogna attendere, una volta approvato definitivamente il testo, i decreti attuativi. Altra domanda lecita: la riforma rispetterà l’unità e la solidarietà tra le aree del Paese? Il timore di Casini è fondato. I rischi dei costi ci sono. In Francia e in Spagna, il decentramento fiscale ha fatto crescere le imposte locali più di quanto diminuissero quelle centrali. Ma il caso più importante e significativo è quello del Belgio. Lì la fase iniziale del federalismo ha contribuito in grande misura al dissesto finanziario prima di Maastricht. Si discute anche dell’accorpamento dei comuni. In uno studio dell’Ocse, scritto dall’economista esperta di questioni italiane, Alexandra Bibbee, si nota che la dimensione media dei nostri Comuni è troppo piccola per permettere una gestione efficente dei servizi erogati. L’ideale sarebbe dimezzarne il numero. Per non parlare poi della mancata liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Insomma, in tempi di crisi, la scelta del federalismo, non mi sembra molto responsabile. E l’astensione del PD mi ha imbarazzato molto, perchè semplicemente non ha senso. Sulla politica, il tema vero è: quale è la vera anima di questo benedetto partito?

Dopo Obama c’è Bill Gates, finalmente una buona notizia nel mondo

giovedì, 22 gennaio 2009

Obama ci ha fatto sognare…e questa è la frase che in molti hanno ripetuto in questi giorni. La sua elezione cambierà sicuramente le sorti del Pianeta, anche se il quotidiano francese Le Figaro non è molto d’accordo. Ma c’è anche un’altra buona notizia che mi ha incuriosito molto, il fatto che la fondazione di Bill Gates, insieme al Rotary International, abbiano impegnato 630 milioni di dollari per combattere la poliomelite in alcuni Paesi del mondo, dove la malattia miete ancora tante vittime.  La poliomielite è una malattia potenzialmente mortale: il virus invade il sistema nervoso e può causare la totale paralisi in poche ore. Può colpire a qualsiasi età, ma principalmente attacca bambini sotto i 5 anni. Di fatto la polio è scomparsa nelle Americhe, nel Pacifico occidentale e in Europa, ma il polio virus persiste, in forme selvagge, in Afghanistan, India, Nigeria e Pakistan e da questi paesi può svilupparsi nelle altre nazioni come malattia d’importazione. Molte le sfide ancora aperte: in India per l’efficacia delle vaccinazioni, in Nigeria per una bassa percentuale di vaccinati e in Afghanistan e Pakistan per problemi legati ai conflitti in corso. Di solito le belle notizie trovano poco spazio sui mezzi di comunicazione di massa. Colpa degli editori? Colpa dei giornalisti? Non lo so c’è un colpevole, di sicuro c’è una scarsa propensione a dare notizie importanti. I nostri TG aprono o con gli omicidi dei Casalesi, o con i furti nelle banche per poi passare agli incidenti mortali, oppure con la guerra in Medioriente. Vittime, sangue e terrore nel Mondo e nel nostro Paese. Ma le belle notizie? Relegate semmai alla fine. E l’informazione è anche questa. Difficile da decifrare.

 

L’imbianchino che fa sognare il mondo nel segno di Martin Luther King

martedì, 20 gennaio 2009

Fra poche ore Obama si insedierà alla Casa Bianca. Scontato dire che si tratta di un evento epocale o di una nuova fase storica. Il mondo non è più come prima. “La mia presidenza cambia i rapporti tra le razze” dice il neo presidente: le sue parole pronunciate ieri danno il senso che le diversità saranno finalmente messe al confino di una società multietnica eppure ancora tremendamente razzista. Non so se oggi finisce il razzismo, ma sicuramente l’idea di una guida afro-americana che detiene il potere del Paese più potente al mondo può aiutare a sconfiggere non solo il pregiudizio ma anche porre in essere misure restrittive. Ma ciò che più interessa agli analisti internazionali è sapere cosa farà Obama concretamente per abbattere i muri dell’odio in tutto il mondo. Come si muoverà sugli scenari di guerra che sono aperti in Medioriente?. Tutte domande piene di incognite. Ma la speranza cristiana che ci accompagna in ogni istante della nostra esistenza terrena ci aiuta anche a pensare che tutto possa risolversi positivamente.

Intanto l’America ha reso omaggio a Martin Luther King in attesa di celebrare l’evento storico a cui assisteremo fra poche ore: l’ingresso alla Casa Bianca del primo presidente afro-americano. E’ stato lo stesso Barack Obama ad intrecciare profondamente i due eventi invitando tutti gli americani a trasformare la festa nazionale dedicata al paladino dei diritti civili in un giorno di volontariato a favore delle loro comunità. “La vita di Martin Luther King fu al servizio degli altri – ha detto Obama visitando un ricovero per adolescenti senzatetto – Se vogliamo onorare il suo insegnamento questo deve essere per tutti noi non solo un giorno di pausa e di riflessone, ma anche di azione”. Ed è stato lo stesso Obama a dare il buon esempio facendo l’imbianchino per alcuni minuti, in maniche di camicia, passando un rullo di vernice blu su una parete bianca del dormitorio per i giovani. Nello stesso tempo il suo vice Joe Biden faceva il carpentiere in un altro centro di volontariato mentre Michelle Obama, accompagnata dalle figlie, aiutava a confezionare pacchi dono per le truppe americane all’estero. Che il mondo possa davvero cambiare. Di Obama ce ne vogliono tanti. Anche piccoli, ma grandi di cuore come lui.

Anche la Social card è un lusso: senza senso!

lunedì, 19 gennaio 2009

Siamo forse tornati al passato? Quando si faceva la fila con la tessera per comprare il pane? La misura posta in essere dal governo è semplicemente inadeguata per fronteggiare non solo la crisi economica in atto, ma soprattutto per aiutare le famiglie italiane in difficoltà. Tutto questo lo dimostra il fatto che l’80% delle tessere è stato distribuito al centro-sud, mentre al nord (anche lì si sente eccome la crisi) il resto. E la Lega? Giustamente protesta. Lo definisce “un pasticcio” qualche esponente che non vuole mettersi contro il capo. Insomma, misure che si contraddicono e insensate per un Paese in forte difficoltà. Il tema è il seguente ma pare che Tremonti non lo abbia preso in considerazione: aumentare gli stipendi con la detassazione dei guadagni derivanti dall’aumento della produttività dei prossimi cinque-otto anni, creando così un circolo virtuoso per produttività, salari, consumi e investimenti riuscendo a ridurre anche la pressione fiscale. C’è il rischio però che il tutto si riduca ad un taglio dell’Irpef. Ma la social card mi spiegate a cosa serve (se poi neanche ha la copertura, la beffa)? Bisogna avere più coraggio quando si sta al governo e le misure propagandistiche non hanno senso, soprattutto alla luce di una situazione sociale reale del Paese che è drammatica. Quando ci sveglieremo da questo torpore?

Il Ministro Tremonti dice che sta tutto a posto… e l’Iris Ceramiche chiude i battenti

venerdì, 16 gennaio 2009

Leggo dalla sintesi del Bollettino Economico n.55 della Banca d’Italia un quadro davvero preoccupante per i Paesi della zona Euro. Ovviamente l’Italia soffre sempre di più. Si dice che la recessione è destinata ad approfondirsi e prolungarsi. Ciò che mi meraviglia ancora una volta, perchè allo stupore non c’è mai limite, sono le dichiarazioni del nostro Ministro Tremonti che vanno in tutt’altra direzione. Secondo Bankitalia ”il PIL dell’Italia, diminuito dell’1,6 per cento in ragione d’anno nel secondo trimestre del 2008, è caduto del 2,0 nel terzo, riflettendo un forte calo degli investimenti delle imprese, una flessione delle esportazioni, una stagnazione dei consumi delle famiglie. Il peggioramento congiunturale si è accentuato negli ultimi mesi del 2008: si stima che nella media del quarto trimestre l’indice della produzione industriale, corretto per il numero di giorni lavorativi e per i fattori stagionali, sia disceso di circa il 6 per cento. La fiducia delle imprese è scesa a livelli minimi nel confronto storico; recenti sondaggi congiunturali prefigurano la prosecuzione della fase di debolezza dell’attività di investimento nell’anno in corso, in un contesto di diffuso pessimismo sulle prospettive della domanda. L’occupazione, in crescita da oltre dieci anni, ha subito una battuta d’arresto nel terzo trimestre dell’anno scorso; si è intensificato nello scorcio del 2008 il ricorso alla Cassa integrazione guadagni”. Fino a qui la situazione prospettata dalla nota ufficiale. Poi le dichiarazioni come sempre inadeguate di Giulio Tremonti che seguono azioni altrettanto inefficaci da parte del governo in tema anticrisi.

Mentre raggiungevo Pescara un’ora fa la radio mi ha dato una notizia incredibilmente preoccupante prospettando uno scenario da incubo per il nostro Paese. Stamane Iris Ceramiche, la più importante fabbrica di ceramiche in tutto il mondo, ha chiuso i battenti mettendo in mobilità oltre 700 dipendenti. La stessa cosa potrebbe accadere anche domattina in un altro posto del nostro Paese senza che nessuno alzi un dito. Altro che congetture, Ministro Tremonti.

 

Il governo pone la fiducia sul decreto anticrisi “in omaggio alla centralità del Parlamento”

mercoledì, 14 gennaio 2009

Il ministro Elio Vito sta tornando quello di una volta. “Per rispetto del Parlamento” si pone la fiducia sul disegno di legge anticrisi. Gianfranco Fini gli risponde duramente.”In tanti anni ho avuto modo di ascoltare le molteplici ragioni per le quali il governo, avvalendosi di una sua esplicita prerogativa, ha deciso di porre la questione di fiducia”, ma “è la prima volta che ascolto porre la questione di fiducia da parte del rappresentante del governo in onore del lavoro della commissione, è la prima volta che sento dire che viene posta la questione di fiducia in omaggio alla centralità del Parlamento”. Ma quando mai questo governo ha rispettato la centralità del Parlamento, l’organo costituzionale titolare della funzione legislativa. Di seguito vi propongo la lettera che la Quinta A del Liceo Scientifico “XXV Aprile” di Pontedera ha scritto a Giorgio Napolitano dopo aver visitato il Senato della Repubblica.

Non ci sono altre parole da spendere. La centralità del Parlamento è sacra, ma che ci andiamo a fare in aula?

Egregio signor Presidente della Repubblica,
a scriverle sono venti ragazzi che quest’anno sosterranno l’esame di maturità, studenti e studentesse del liceo Scientifico «XXV Aprile» di Pontedera. Ci rivolgiamo a Lei per la prima volta, ma l’argomento di cui vorremmo renderla partecipe ci sembra alquanto importante. La questione riguarda una visita che la nostra classe, insieme a due insegnanti, ha effettuato il 2 dicembre al Senato della nostra amata Repubblica.

Avremmo tanto voluto dimostrarle il riconoscimento verso le Nostre istituzioni e la felicità per aver avuto la possibilità di partecipare a tale visita, ma purtroppo i sentimenti che ci spingono a scriverle sono decisamente altri.

Siamo da poco maggiorenni, alcuni di noi hanno già avuto l’onore, nonché il dovere, di votare alle ultime elezioni. Tutti ci interessiamo alla politica, chi più e chi meno. Tutti, a scuola, seguiamo le lezione di educazione civica. Tutti studiamo gli articoli più importanti della nostra Costituzione e tutti crediamo nei suoi Principi Fondamentali. Ci stanno insegnando che non bisogna cedere a quella malattia, diffusa fra molti giovani, che è l’«indifferentismo». Ci stanno insegnando quel principio che un certo signor Piero Calamandrei insegnò agli studenti milanesi nel ’55 e cioè che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Dopo aver letto queste parole si immagini dunque con quale entusiasmo e aspettativa attendevamo la visita al Senato. Nel primo pomeriggio siamo stati alla Libreria del Senato, dove una cortese signorina ci ha parlato di quest’importante organo di Stato: il ruolo, i poteri, la fisionomia. Dopo aver chiarito alcune curiosità ci ha esposto che cosa avremmo sentito alla seduta pubblica. L’ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, la signorina ci ha anche spiegato che eravamo fortunati, in quanto avremmo assistito ad un’importante, se non accesa, discussione parlamentare.

Un po’ intimoriti, ma molto emozionati, siamo entrati a Palazzo Madama e, scortati dai commessi, siamo finalmente entrati per assistere alla seduta. Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge e si immagini il nostro stupore, mettendoci seduti, nel vedere che decine di posti erano vuoti, che le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e che nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Ci è venuto spontaneo chiedere spiegazioni ai commessi, i quali ci hanno cortesemente rassicurati, spiegandoci che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione e soprattutto il grado di attenzione sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.

Ma ancora più stupore lo abbiamo provato nel momento in cui ci siamo resi conto che la situazione, con il passare dei minuti, non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra di loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, per altro non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all’ordine tali senatori. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano si contrapponevano però i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla nostra tribunetta, esterrefatti, scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciano a esporre i loro discorsi e le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio ovviamente non si placa neppure adesso.

Molti di loro, concluso il discorso, prendono la ventiquattr’ore e se vanno, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuano insistentemente a conversare e come l’esponente del proprio schieramento conclude il discorso si girano e con estrema naturalezza applaudono, senza nemmeno aver ascoltato una virgola dell’arringa. Molti altri entrano ed escono, leggono e scrivono, ci guardano e sorridono.

Ma lo stupore provato fino ad adesso in un soffio si trasforma in profonda delusione e vergogna. Ad alcuni di noi infatti capita per caso di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma purtroppo del tutto intelligibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto noi. «E’ normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l’assenteismo. «L’Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.

L’entusiasmo di venti giovani cittadini si è cancellato al sentire queste frasi. L’unica cosa che provavamo uscendo da Palazzo Madama quel martedì era delusione, amarezza, vergogna. Tutte quelle belle aspettative di cui eravamo pieni la mattina sono sfumate in quella mezz’ora.

Come si può governare bene un Paese se non si siede quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?

Nei giorni successivi abbiamo continuato a parlarne in classe e le nostre professoresse si sono sentite quasi in dovere di chiederci scusa. I loro intenti erano due: coltivare e cementare il nostro senso civico e il nostro interesse per la politica e formare la nostra fiducia nelle istituzioni. Quest’ultimo è crollato come un castello di sabbia, lasciando dietro di sé le fondamenta della delusione. Ma per quanto riguarda la coscienza civica, difficile a crederci, si è resa ancora più salda: di assenteismo, di disinteresse, di falsità nella politica italiana avevamo sentito solo parlare, adesso però li abbiamo visti con i nostri occhi. Vedere per credere. La presa di coscienza di una realtà che in pochi vogliono ammettere ha generato un’unica, ma forte, sicurezza: la politica non può e non deve essere quella che ci si è presentata davanti. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», così recita l’articolo 67 della nostra Costituzione, e, se noi siamo la Nazione, non siamo più così sicuri di voler essere rappresentati da chi non si ripete ogni giorno questa frase.

Come noi anche altri studenti potrebbero aver avuto, e a nostro parere è cosa certa che sia accaduto, la stessa reazione. Perciò, pur essendo consapevoli che questa nostra lettera non cambierà quello che abbiamo visto e sentito nell’aula del Senato, ci è sembrato doveroso doverla rendere partecipe della nostra esperienza, delle nostre sensazioni e delle nostre conclusioni.

In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po’ del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.

 

Il PD davanti al bivio: ora assunzione di responsabilità

martedì, 13 gennaio 2009

Nessuno poteva immaginare che ci potessimo ritrovare a ragionare sul senso e sulla natura di questo Partito Democratico. Oggi mi pare che la crisi in atto, dentro e fuori il recinto, sia da addebitare tutta alla classe dirigente. Non può essere altrimenti. Gruppi di potere autoreferenziali. Tant’è che abbiamo perso le elezioni, ad ogni livello. Ma non possiamo continuare su questa strada, che fine faremo? Il guaio è che nessuno sta lavorando per l’unità. Eppure il nostro popolo ci ha sonoramente bocciato, proprio perchè ci vede divisi e distanti, intenti a battagliare per fare in modo che la corrente di quello prevalga sulla corrente dell’altro. “Ora è utile chiamare a raccolta le maggiori personalità del partito per pensare cosa fare per rilanciare il progetto”, dice Massimo D’Alema. Benissimo! Ma è ora che si diano una mossa, altrimenti i territori scoppiano. Rilanciare il progetto è la priorità assoluta. Ma tutti devono comprenderlo. Dov’è il senso della responsabilità (non parlo di etica), tanto evocato in ogni dove?  Il difetto sta non nella forma della prassi politica ma nella qualità del ceto politico. E’ questa sopra tutto e prima di tutto che bisogna restaurare. Scelte radicali e innovative si attendono in questi giorni, altrimenti il rischio che corriamo di dividere il giocattolo in due è alle porte.