Archivio di aprile 2008

Gianni Alemanno stravince a Roma…è tempo di riflettere

martedì, 29 aprile 2008

Una sconfitta netta per Francesco Rutelli e per il centrosinistra romano. Una sconfitta che dimostra come questa volta siamo stati incapaci di veicolare qualcosa di diverso a segmenti importanti della società che cambia. Per dirla alla Bersani, non abbiamo messo “l’orecchio a terra”. Il risultato è netto: sette punti di vantaggio per il candidato del PDL. Gianni Alemanno ha fatto la campagna elettorale puntando il dito contro “il sistema di potere” creato ad hoc dal Veltroni e Rutelli. Una gestione del potere per il potere, l’autoconservazione e l’autoreferenzialità. Non voglio assolutamente sposare questa tesi semplicistica e priva di contenuto. Francesco Rutelli ha praticamente pagato lo scotto di una gestione politica precedente che, secondo alcuni osservatori, non ha saputo dare risposte concrete sul tema della sicurezza e del degrado. E lo dice chiaramente il fondo di Angelo Penebianco sul Messaggero di oggi: “I problemi erano sotto gli occhi di tutti, e tanti li denunciavano: c’erano i problemi della sicurezza, della pulizia, del decoro, e quindi del degrado, cioè di un tessuto umano e civile che andava sempre più indebolendosi e smagliandosi. Non bastava più dire che questa era la ‘modernità’, i problemi della ‘grande metropoli’, con cui era gioco forza abituarsi a convivere. La città ha voltato le spalle a questa autoreferenzialità, che dimenticava che la risposta non è quella di abituarsi a convivere con tali problemi, ma quella di trovare i mezzi per uscire da queste emergenze”. Ho molto apprezzato la riflessione di Pierluigi Castagnetti sul dato politico di ieri. Per il deputato del PD ”il periodo che va da qui al congresso del 2009 deve essere riempito da un analisi e conoscenza del cambiamento dell’Italia molto intensi. Non quindi poche riunioni tra pochi vertici. Meno loft e più immersione nella realtà del Paese”. Conosco le abitutini di Castagnetti: ogni fine settimana incontra e ascolta i suoi elettori a Reggio Emilia. Da questo punto di vista la bellissima vittoria di Luciano D’Alfonso a Pescara può insegnare molto alla nostra classe dirigente del Paese. Ora è tempo di riflettere e poi di lavorare seriamente per dare le risposte che i territori attendono. Un caro augurio, infine, a Nicolino Di Quinzio, che al secondo turno ha vinto a Francavilla al Mare.

Dal sito del Partito Democratico traggo il seguente articolo per tornare a riflettere sul tema della sicurezza nel posto di lavoro

lunedì, 28 aprile 2008

primopiano

Basta morti sul lavoro

Una giornata mondiale per ricordare le vittime sul lavoro, per riflettere sulle norme e sulla cultura che regna nel mondo del lavoro, per dire basta alla drammatica e interminabile serie di incidenti che ogni giorno, in ogni parte del globo, seminano morte e disperazione. Per dire, tutti insieme, a un lavoro che, come recitava un commento postato qualche mese fa sul pdnetwork – il Social Network del Partito Democratico – dia pane e non morte.

La giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro è promossa dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lvoro) per mettere in luce l’importanza di una cultura preventiva che pervada tutti gli ambiti dell’ambiente lavorativo. Non a caso, il tema a cui è dedicata quest’anno la giornata è quello della gestione del rischio nell’ambiente di lavoro.

L’ILO, un’agenzia delle Nazioni Unite, ha dichiarato che la maggior parte degli incidenti che provocano vittime sul luogo di lavoro potrebbero essere evitati se le norme sulla sicurezza fossero rispettate. Proprio per questo motivo è stato lanciato un appello per sensibilizzare sia i lavoratori che i datori di lavoro al rispetto delle norme e all’uso dei dpi che potrebbero permettere di salvare ben 2,2 milioni di vite all’anno, tanto è il bollettino di morti bianche a livello mondiale.

L’ILO ha inoltre rinnovato l’auspicio in favore delle buone pratiche in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, in particolare per quello che riguarda i rapporti, le ispezioni e le norme come strumenti per ridurre il numero di incidenti, di feriti, di malattie professionali per aumentare la produttività.

“Gli incidenti – ha dichiarato Mme Sameera Maziadi al Tuwaijri, la nuova direttrice del programma Safework dell’ILO – non fanno parte del lavoro. L’esperienza ci mostra che la maggior parte degli incidenti potrebbe essere evitata. Pratiche di prevenzione rigorose devono essere sistematicamente messe in atto dai governi, dagli impiegati e dai datori di lavoro a livello nazionale e all’interno delle singole imprese”.

Il rapporto annuale dell’ILO mostra che mentre 2,2 milioni di persone all’anno muoiono nel mondo a causa di incidenti sui luoghi di lavoro, ce ne sono altri 270 milioni che si feriscono e circa 160 milioni che soffrono di malattie legate alla professione che praticano. Il rapporto valuta inoltre come l’economia globale perda circa il 4% del pil mondiale, cioè venti volte i più di quanto speso in tutto per l’aiuto dallo sviluppo.

Il 25 Aprile e la Liberazione: il discorso di Luciano D’Alfonso

sabato, 26 aprile 2008

“Il 25 aprile di quest’anno si arricchisce di un significato particolare, alla luce dei 60 anni della nostra Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il primo gennaio del 1948. Una Carta che allora ha segnato la nascita concreta di uno Stato democratico per cui in migliaia si erano spesi, sacrificando anche le proprie vite in nome di un sogno da realizzare e che riassume in sé quegli stessi ideali che animarono il coraggio e le aspirazioni dei nostri partigiani e di tantissimi abruzzesi che, come loro, combatterono per la libertà.


Ideali che devono tornare a parlare ai giovani, perché quel sacrificio non appartenga solo alla storia del passato, ma scriva pagine importanti nel futuro delle prossime generazioni.

La lezione di coraggio e di libertà incarnata dalla Resistenza è attuale e viva nella Costituzione ed è una lezione rivolta a tutti: a chi ha combattuto da partigiano, a chi ha creduto nella Patria, a noi oggi che ne rappresentiamo il presente. E soprattutto a chi ne scriverà il futuro.

I nostri figli, i figli dei nostri figli, chi verrà dopo di noi dovrà leggere la Costituzione non come una carta, un documento importante ma lontano nel tempo, bensì come una ideale foto di famiglia in cui riconoscersi sempre e riconoscere per sempre come propri, gli ideali di libertà, uguaglianza sociale e giustizia che l’hanno ispirata.

Oggi, a 63 anni dalla Liberazione, una brigata che ne fu l’emblema, la storica Brigata Majella, unica brigata ad essere decorata nel ’63 con una Medaglia d’oro al valor Militare, riceve una Medaglia d’oro al valor Civile dal Presidente della Repubblica. La forza di questi uomini è stata anche quella di rappresentare tutti gli abruzzesi che guardavano alla fine del fascismo come l’inizio di una nuova era di diritti, loro furono capaci di incarnarne il coraggio, ritagliando alla nostra regione una parte importante nella costruzione del nuovo futuro dell’Italia.

Questi uomini, insieme a tanti altri rimasti anonimi, si sono impegnati perché nella Costituzione quegli ideali fossero sanciti, diventassero la base su cui fondare una Repubblica unita e indivisibile. Una Repubblica capace di riconoscere la dignità e i diritti di ognuno e di preoccuparsi perché il futuro di tutti fosse garantito, libero. Fosse un futuro di pace.

Il loro nome appartiene alla storia della Resistenza italiana, ma è anche il nostro nome, non solo perché sono stati padri, fratelli, o nonni, ma perché ci hanno consegnato il presente che non hanno potuto vivere, fatto di democrazia e libertà. E il nostro nome, grazie al loro, è scritto in una Carta che compie 60 anni ma non invecchia.

Una Carta che ci accompagna da sempre, ma che ogni giorno dobbiamo riscoprire, riappropriandoci della sua storia. Perché ci consente di esprimerci e vivere insieme, confrontandoci. Perché chiede occasioni per tutti e ci indica una via da seguire. Perché ci rappresenta nei valori e negli ideali che coltiviamo per fede, per cultura, per sentimento. Perché ci consegna ogni giorno la concreta possibilità di costruire la migliore opportunità di crescere ancora e di farlo in un Paese libero e pacifico.

Non bisogna tornare indietro di 60 anni per conoscerla. Lo spirito della Costituzione si può incontrare ovunque.

Uno dei padri della Carta, Piero Calamandrei, in un suo celebre discorso indirizzato agli studenti milanesi nel 1955, disse di cercarla “nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità – disse – andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

E aveva ragione, Calamandrei, a rivolgersi ai giovani, ad esortarli a dare alla Costituzione il proprio spirito, la gioventù, per farla vivere, sentirla propria. Gli chiedeva di metterci dentro il loro senso e coscienza civica e di rendersi conto che nessuno di noi nel mondo è solo, “che siamo in più” e facciamo parte di una comunità che non ha un limite nelle nostre Nazioni. “In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie”, gridava ai giovani uno dei suoi autorevoli ispiratori. Parlava di vite sfociate nei suoi articoli, li invitava ad ascoltare delle voci lontane… a cercarne le storie. Aveva ragione, perché è una ricerca che non muore. E’ una ricerca facile, alla portata di tutti, ma richiede impegno e amore.

L’impegno di voi giovani oggi, che come quei giovani del ’55, dovrete assicurarle un futuro, trovandola prima di tutto nelle vostre vite.

L’amore di tutti quanti noi, cittadini e cittadine, affinché questo accada davvero, portandola nelle nostre famiglie, nei nostri luoghi di lavoro, dentro le aule dove crescono i sentimenti e gli ideali delle generazioni future e fuori, sulle strade dove corrono le loro vite.

Realizzandola, infine, nella politica come missione, per fare in modo che quegli ideali, conquistati perché appartenevano a pochi, possano continuare a rappresentare tutti, a dare voce anche alle storie che nessuno racconta. Sessanta anni fa nacque un patto di fratellanza e di pace con il popolo italiano e fu consegnato nelle sue mani perché da allora in poi fosse onorato e rispettato. Oggi spetta a noi farlo, assicurandoci che i giovani ne conoscano il significato e le origini e che la memoria della Resistenza, del dolore e del coraggio di chi la rese fondamentale perché quel patto fosse scritto, ci appartenga sempre”.



Analisi del voto

giovedì, 24 aprile 2008

Accettando l’invito di Francesco, da oggi inizio a collaborare al blog. Mi ha molto incuriosito la sua proposta di un blog “partecipato”, nel quale oltre a leggere e lasciare brevi commenti si possa anche scrivere e articolare i propri pensieri in libertà. Oggi voglio sviluppare una breve riflessione sul voto del 13 e 14 aprile.

Il dato fondamentale è la forte riduzione della frammentazione politica del nuovo Parlamento.Il nascituro governo poggerà su una solida maggioranza parlamentare e avrà, quindi, la possibilità di sviluppare in modo fluido il programma sulla base del quale la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni.

E’ stato consolidato il bipolarismo. Come accade nei principali Paesi europei i due maggiori partiti hanno raccolto circa il 70% dei suffragi. Questa circostanza si è già accaduto nell’Italia repubblicana nell’epoca dei partiti tradizionali.

Allora i due grandi partiti che si contrapponevano erano la Dc e il Pci. Il sistema politico era però bloccato Perché il Pci non aveva un ruolo reversibile in quanto nella Conferenza di Jalta del febbraio 1945 Churchill, Roosevelt e Stalin, delineando la spartizione del mondo in sfere d’influenza, decisero che l’Italia dovesse far parte del blocco dei Paesi capitalisti. Il Pci, non avendo un’ideologia ed una politica estera conformi ai valori dell’occidente, non costituiva una alternativa di governo alla Dc. La situazione attuale è diversa. Pd e PdL sono partiti alternativi con ruoli reversibili, proprio come accade nelle altre democrazie europee.

Un altro dato importante è la scomparsa delle ali estreme, in particolare dell’estrema sinistra. Una bella lezione per chi ha la presunzione di interpretare le istanze dei cittadini. Istanze meglio comprese dalla Lega Nord e dall’Italia dei Valori, che a mio parere hanno colto successi elettorali intercettando meglio di altri partiti la domanda di sicurezza e legalità di vasti strati dell’elettorato.

Sulla Lega in particolare si fa una gran confusione affermando che è un movimento politico di destra e che ha raccolto solo un voto di protesta. La Lega è votata da persone di varia estrazione sociale e di diverso tasso culturale. Se qualcuno vuole “strapparle” i “suoi” voti deve compiere uno sforzo di analisi. Lasciarsi confondere le idee dagli aspetti folckloristici senza sforzarsi di capire le ragioni del successo leghista denota pigrizia mentale e distacco dalla realtà.

Il Pd ha avutto un buon successo e ha giocato un ruolo fondamentale in queste elezioni dando il via ad un processo di scomposizione e ricomposizione del sistema politico. La riduzione della frammentazione politica è in gran parte merito del Pd, il quale ha compiuto una scelta strategica di lungo periodo non alleandosi con le forze dell’estrema sinistra. Proprio questa scelta rende il Pd una alternativa credibile per il governo dell’Italia.

Nel centrodestra Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno costituito una lista comune e manifestato la volotà di fondersi dopo le elezioni, sollecitati in questo progetto dalla nascita del Pd.

In ultima analisi, da quando nel 1994 si inaugurò la stagione del bipolarismo in Italia, il centrodestra si conferma maggioranza. Infatti, due anni fa, per registrare un sostanziale pareggio il centrosinistra dovette costituire una coalizione fortemente eterogenea (da Mastella a Bertinotti), mentre la vittoria dell’Ulivo nel 1996 dipese dalla decisione della Lega di correre da sola e dal patto di “desistenza” dell’Ulivo con Rifondazione comunista. Ora, però, ci sono le premesse affinché il centrosinistra, privo della zavorra costituita dalla sinistra radicale, possa puntare a governare bene quando vincerà le elezioni.

Molto resta da fare, ma forse la nascita di un sistema politico più razionale può essere l’inizio della riscossa della nostra amata Italia.

Luca Piccirilli

Le morti bianche e la prevenzione

giovedì, 24 aprile 2008

Nel nostro Paese si continua a morire sul posto di lavoro. Addirittura sei vittime in un giorno. Il record negativo lo detiene la Lombardia, con 21 morti bianche dall’inizio dell’anno. Una strage permanente che impone una seria riflessione di natura politica e sociale. Bisogna ripartire innanzitutto dal testo unico per la sicurezza nei luoghi di lavoro approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 1° aprile. Per i datori che non rispettano le norme è previsto l’arresto da quattro a otto mesi di carcere. Ovviamente, ciò che più conta, non è la sanzione che vale come deterrente, bensì un cambio di rotta verso una cultura del lavoro e della prevenzione. E’ notizia di oggi che a Vasto gli ispettori del Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della Asl Lanciano-Vasto hanno posto sotto sequestro un cantiere edile per gravi carenze in materia di prevenzione delle cadute dall’alto. Speriamo che l’agenda della nuova leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, preveda una concertazione con il sindacato dei lavoratori, il governo e le regioni sul tema della prevenzione. Non sono d’accordo con lei quando dice che la reazione del governo Prodi dopo gli incidenti alla Thyssen e a Molfetta è stata demagogica. Ora le norme ci sono, occorre rivedere invece il modo di lavorare, l’organizzazione e le modalità di applicazione delle misure di prevenzione.

fp

martedì, 22 aprile 2008

Ciao a tutti…siamo tornati! 

Trascorse le elezioni politiche e amministrative, che mi hanno visto impegnato, è tempo di riallacciare il filo del discorso. Dico così per far capire a chi mi conosce che è tempo, appunto, di tornare a confrontarsi sulla necessità di avere un partito nuovo anche a Lanciano. Più volte ho scritto che il cambiamento passa attraverso l'impegno e l'attenzione di forze fresche e dinamiche, di giovani professionisti e di donne che credono nel valore della buona politica. La comunicazione è un elemento che contraddistinguerà il nostro lavoro da qui alle prossime tornate elettorali. Il lavoro di un gruppo di ragazzi intenzionato a dare vita ad una nuova esperienza associativa vicina alle ragioni di un territorio completamente privo di una guida politico-istituzionale. Intanto il nostro piccolo "cenacolo" delle idee tornerà a funzionare pienamente e insieme, ne sono sicuro, faremo grandi cose per la città di Lanciano.

fp