Signor Prefetto,
Autorità civili, militari e religiose
Cari cittadini e cittadine,
in primo luogo desidero ringraziare tutti coloro che hanno organizzato con tanta cura e dedizione queste manifestazioni con le quali vogliamo esprimere la partecipazione della comunità, delle comunità di questo territorio provinciale alla Festa della Repubblica, la festa di tutte le Italiane e di tutti gli Italiani.
Oggi commemoriamo in primo luogo la forza del nostro popolo di gettarsi dietro le spalle un passato di ingiustizie, miserie e sconfitte 61 anni fa, per scegliere di determinare autonomamente il futuro, un futuro allora tutto da ideare e immaginare nella sola consapevolezza che sarebbe stato un futuro migliore, perché sarebbe stato vissuto nella libertà e nel mutuo riconoscimento dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini.
Un elemento qualificante di questo nuovo inizio fu rappresentato proprio dalla partecipazione al voto delle donne, che in quella circostanza per la prima volta ebbero la possibilità di intervenire a pieno titolo alla vita democratica della Nazione, contribuendo così in modo determinante alla formazione di una nuova Italia.
L’affluenza delle donne ai seggi fu straordinaria, un segno evidente della volontà di partecipare a un momento fondamentale, nel quale con la scelta della forma istituzionale e l’elezione della Costituente si ponevano le basi per l’avvenire del Paese.
Oggi a distanza di tanti anni dobbiamo riconoscere che l’assetto sostanziale della politica italiana non consente ancora condizioni di partecipazione paritaria delle donne alle istituzioni democratiche, il che costituisce un danno enorme per la stessa Repubblica che si vede depauperata di molte delle sue energie migliori e più consapevoli.
È un nostro indifferibile dovere mutare radicalmente questa situazione, poiché è proprio nei meccanismi di esclusione e inaccessibilità del potere pubblico che si annidano le cause della degenerazione che ripetutamente suscita scandalo e ulteriore distanza nelle cittadine e nei cittadini italiani.
Questa ricorrenza, al contrario, si pone alla nostra considerazione come simbolo della liberazione realizzata delle intelligenze, delle aspirazioni, delle idee e dei valori delle persone, una liberazione che trovò la sua principale espressione nell’elaborazione di una grande carta costituzionale, la quale, come ha detto lo scorso anno il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, costituisce “l’autentica Tavola dei valori e dei principi in cui riconoscersi, dei diritti e dei doveri da rispettare”.
La Costituzione ci insegna in primo luogo il linguaggio della responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti del singolo, della comunità, dello stato e dell’umanità più in generale.
Dobbiamo scongiurare il rischio che questa consapevolezza si opacizzi, determinando una crisi che è tanto intollerabile quanto esiziale soprattutto all’interno della sfera pubblica e del ruolo che gioca in essa la classe dirigente in tutti i suoi livelli di articolazione.
Molto opportunamente nel suo messaggio odierno il Capo dello Stato pone alla nostra attenzione proprio questo punto, l’esigenza inderogabile di una forte e più consapevole assunzione di responsabilità in particolare di chi ha ruoli istituzionali per restituire efficienza, credibilità e partecipazione al sistema politico, attraverso cambiamenti e comportamenti concreti che coinvolgano tutte le forze politiche.
Non possono prevalere più le convenienze di parte in un momento nel quale è in gioco l’interesse generale, che parla il linguaggio non dei poteri e dei privilegi, ma delle opportunità da rendere possibili, delle intelligenze da valorizzare, delle risorse da utilizzare con frutto soprattutto per le nuove generazioni, per le italiane e gli italiani che fanno sempre più fatica a trovare spazio di espressione in una società che troppo di frequente si rivela come matrigna.
La condizione presente della Repubblica ci spinge ad adoperarci per dare vita a una nuova stagione della vita pubblica del Paese, nella quale crescano la cultura della democrazia e della legalità e la considerazione riconosciuta alle idee e ai progetti di vita delle persone, per le quali la comunità deve porsi come un alveo accogliente.
In questo modo porremo le condizioni per una effettiva nuova cittadinanza, che ormai deve superare i limiti angusti nei quali è confinata e riconfigurarsi come dimensione attiva della partecipazione realizzata a una pluralità di ambiti politici e sociali, in una prospettiva sovranazionale.
In questo anno bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi ci è caro ricordare il pensiero di questo grande italiano che, accanto alla lotta generosa per l’Unità e la liberazione della Patria, concepì e propugnò l’ideale dell’unità tra tutti i popoli dell’Europa e del mondo, come strada maestra per dare riscatto e un avvenire di pace e benessere agli uomini e alle donne sfruttati dall’egosimo delle classi privilegiate, nella costituzione di una Repubblica vista come sola forma di governo degna di un popolo libero.
Rinnovando questo ideale, ritorniamo alla Costituzione e al sentimento repubblicano che è prima di tutto un saldo amore per il bene comune, l’aspirazione e la volontà di operare per il vantaggio di tutti, per portare più avanti il cammino storico dell’Italia, nella cornice della grande costruzione europea che è la pietra su cui poniamo la speranza del nostro avvenire.
Viva la Repubblica, viva l’Italia, viva l’Europa.
Luciano D’Alfonso
Sindaco di Pescara