mercoledì, 25 aprile 2007
Signor Prefetto,
autorità civili, militari e religiose,
cittadini e cittadine,
Il 25 aprile di quest’anno assume un significato particolare, dal momento che noi stiamo celebrando il cinquantenario dalla firma dei Trattati di Roma, l’evento storico che ha segnato la nascita della grande famiglia europea.
Nell’Unione Europea noi riponiamo tutte le speranze per un avvenire di pace, di sviluppo e di progresso morale e civile per i nostri popoli, le nostre comunità, le nostre famiglie.
Ma la radice di questo nostro profondo sentimento attinge la sua forza più genuina proprio nella storia della resistenza europea fiorita ovunque nelle nazioni del nostro continente, reagendo alla violenza disumanizzante del totalitarismo nazifascista.
L’aggressione, la sopraffazione, il terrore che le milizie dell’Asse
disseminarono nelle città e nelle contrade d’Europa, dalla Manica al
Mediterraneo, dai Pirenei al Caucaso, fecero germogliare nelle coscienze di uomini e donne diversi per lingua, fede e cultura, un’aspirazione comune a una differente e più compiuta idea di umanità, non ristretta dalle mura di una città o dai confini di un regno, ma universalmente diffusa e condivisa.
La frequente necessità di battersi non contro un altro popolo, ma contro un nemico che spesso apparteneva alla medesima nazione, che i resistenti sperimentarono ovunque nella lotta contro i gregari delle truppe naziste, gregari, se possibile, più feroci dei loro stessi camerati tedeschi, evidenziò l’inadeguatezza dei miti del nazionalismo come tavole della legge del bene e del male.
Il bene prezioso della libertà, l’aspirazione alla giustizia sociale, il
sogno di una nuova cittadinanza basata sulla condivisione dei diritti e dei doveri di tutte le persone, furono i valori condivisi dai movimenti
partigiani, senza limiti di frontiera, senza angustia di territorio.
La furia prevaricatrice di Hitler nel voler conquistare l’Europa con la
violenza e la distruzione, provocò, in popoli divisi da millenari scontri ed eccidi, la scoperta di una volontà comune di pace, che era possibile conquistare e difendere solo a partire da ideali comuni.
Con lucida consapevolezza, Luigi Einaudi dichiarò sessanta anni fa all’Assemblea Costituente espressione delle forze della Resistenza e della libertà, che di fronte alla minaccia della guerra, anche della nuova guerra, quella atomica, la sola speranza era riposta nell’unità europea. Dopo la spada di Satana, disse Einaudi, “la spada di Hitler, l’Attila moderno” era necessario impugnare per “la salvezza dell´Europa la spada di Dio; e cioè, invece della idea della dominazione colla forza bruta, l´idea eterna della
volontaria cooperazione dei popoli per il bene comune”.
Proprio nelle lotte che i popoli europei sostennero negli anni crudeli della seconda guerra mondiale fu smaltita la grande ubriacatura dell’idea di grandezza nazionale che rese possibile l’avvento delle forze nazifasciste.
In questo clima di resistenza, molteplice nelle forme, nei mezzi e negli esiti presero consistenza le nuove iee, inimmaginabili appena qualche tempo prima, di federazione e di unità tra le nazioni europee.
Testimone di questo spirito del tempo è il Manifesto di Ventotene che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero nel 1941 epubblicarono nel 1944, nel quale presagivano la sconfitta delle forze in quel momento vittoriose del totalitarismo e indicavano quale rimedio dei mali presenti e passati la fondazione di un’Europa federale, vista come orizzonte per superare i conflitti e per affermare nuovi diritti di libertà e di realizzazione per gli uomini e le donne del nostro continente.
Questo ideale nuovo diede un contributo fecondo al movimento resistenziale e contribuì alla formazione di una nuova e più compiuta identità europea che le forze democratiche fecero propria negli anni della ricostruzione e della prima articolazione degi organismi comunitari, che sono la premessa dei Trattati del 1957. Un contributo che si mantenne vitale, malgrado Yalta e le
divisioni tra sfere di influenza delle nazioni continentali che le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale stabilirono nel 1945, senza tener conto del vero significato e delle profonde aspirazioni che aveva motivato la lotta delle popolazioni europee contro il nazismo.
Il nostro 25 aprile rappresenta allora un’occasione preziosa per riflettere sui valori straordinari di libertà, di democrazia, di giustizia sociale che la resistenza ha posto come fondamento del processo di costruzione dell’Unione Europea che dobbiamo e vogliamo celebrare e portare avanti, per dare piena attuazione agli ideali comunitari e federalistici dei nostri padri.
Viva il 25 aprile, viva la libertà e la giustizia, viva l’Italia, viva l’
Europa.
Luciano D’Alfonso
Sindaco di Pescara