Archivio di gennaio 2007

giovedì, 25 gennaio 2007
LANCIANO – Il “treno della memoria” torna con il suo carico di storia e di ricordi equanti avranno l'occasione di visitarlo potranno rivivere una della pagine piùcrudeli del Novecento, un secolo segnato dalle inutili stragi. Il Parlamentoitaliano lo ha istituito sette anni fa per ricordare la Shoàh e i morti nei Lager edil “Giorno della Memoria” a Lanciano non passerà inosservato. Quest'annol'Associazione Culturale “L'Altritalia” ha trovato, oltre alle istituzioni ComuneProvincia e Regione, un partner d'eccellenza nella Sangritana, che con piacere si èmessa a disposizione del sodalizio frentano a collaborare all'evento. Nelle giornatedi  sabato 27 e domenica 28 gennaio all'interno della stazione ferroviaria alcunicarri merci d'epoca diventeranno la suggestiva cornice di una mostra documentariacurata da Caterina Serafini, collaboratrice dell'archivio storico del Comune diLanciano. < Il consiglio di amministrazione ha voluto fortemente collaborare aquesta iniziativa – dichiara la presidente della Sangritana Loredana Di Lorenzo –mettendo a disposizione i vagoni e una locomotiva a vapore d'epoca proprio perattirare l'attenzione dei visitatori e provocare un momento di riflessione.L'azienda ha intenzione di portare avanti nei prossimi mesi un progetto ambizioso:rendere pubblico il contenuto dell'archivio storico della Ferrovia, che custodisceimportanti testimonianze per la ricostruzione della storia recente della nostraregione – continua Loredana Di Lorenzo – Ci auguriamo inoltre che la mostra legataalla Giornata della Memoria diventi permanente e si arricchisca di altri documenti,così da poter impiegare i nostri convogli storici per un percorso itinerante neicentri abruzzesi direttamente coinvolti nel fenomeno dell'internamento durante laseconda guerra mondiale >.La Sangritana ha avuto un ruolo durante quel periodo, perchè la maggior parte deglispostamenti da un campo all'altro del territorio abruzzese avvenivano via ferrovia,previo foglio di via rilasciato dall'ufficio di Pubblica sicurezza. In ottemperanzaalla Legge n°674 del 13 maggio 1940 e successive modificazioni, furono approvate dalMinistero dei Trasporti le tariffe per determinati trasporti di persone, bagagli ealtre cose sulle ferrovie dello Stato. Gli internati rientravano nella categoriadelle “concessioni speciali B” insieme ad altre persone. Anche la Sangritana, inconcessione alla Società per le Ferrovie Adriatico Appennino di Milano, si uniformòai dispositivi ministeriali, conservando tuttavia i biglietti a cartoncino di coloreblu, alcuni dei quali sono stati rinvenuti nei fascicoli personali degli internati.In totale in Abruzzo sono stati istituiti ben 59 località d'internamento e 15 campidi concentramento.Il viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire gli orrori dell'Olocausto si potrà“rivivere” all'interno dei 4 vagoni d'epoca che saranno posizionati sui binari dellastazione. Una locomotiva a vapore  accompagnerà virtualmente i visitatori in unpercorso visivo e sonoro di grande portata emotiva. Le installazioni sono curate daNicola Antonelli, le narrazioni da Emanuela D'Ortona, i suoni da Stefano Barbati. Ilprogramma prevede alle ore 10 di sabato 27 l'inaugurazione del “treno della memoria”che potrà essere visitato fino a domenica 28 gennaio. Sempre nelle due giornateDomenico Maria Del Bello guiderà i visitatori in un percorso nei luoghi dell'anticoghetto ebraico di Lanciano. L'appuntamento è alle ore 16 in Piazza Plebiscito. Il 3febbraio, invece, nei saloni della biblioteca comunale a Villa Marciani, saràpresentato un libro di Luciano Biondi. Il volume raccoglie le memorie di CamilloLanci di Frisa, internato in un campo di concentramento in Germania tra il 1943 edil 1945. Il giorno dopo, sempre a Villa Marciani, Gabriele Tinari leggerà alcunibrani di un libro che raccoglie un intenso scambio epistolare tra un ebreo americanoed un tedesco, soci in affari e travolti dagli eventi della storia con l'avvento delnazismo.Un giorno da non dimenticare affinchè le nuove generazioni possano capire,attraverso le manifestazioni curate in tutta la regione, la crudeltà delnazifascismo. Un regime che, alla stregua del comunismo, ha prodotto solo tragediein tutto il mondo.  

Francesco Piccirilli         
 Articolo pubblicato su Abruzzo Oggi 25 gennaio 2007 

giovedì, 25 gennaio 2007

Bettino Craxi

Avvertenza

Nel secondo capitolo affronto gli anni nei quali Bettino Craxi ebbe la responsabilità, in qualità di presidente del Consiglio, di guidare il Paese. Il suo primo governo fu il più duraturo dell’era repubblicana, superato successivamente solo dal secondo governo Berlusconi. Alla stabilità apparente non fece però riscontro una stabilità effettiva. Inoltre, questi anni si contraddistinsero per la personalizzazione del conflitto politico nello scontro aspro fra De Mita e Craxi. Nel prossimo e ultimo capitolo analizzerò il declino politico di Craxi e farò una breve valutazione complessiva della sua opera.

Capitolo secondo

Gli anni alla guida del Paese

Le elezioni politiche del 26 e 27 giugno 1983, consacrarono la sconfitta della DC guidata da De Mita (scesa dal 38,3% al 32,9%). L’11,4% del PSI non mutava sensibilmente gli equilibri. Craxi aveva mancato quel quindici per cento che avrebbe potuto essere il trampolino di lancio per tentare di raggiungere i comunisti, la cui flessione era del resto poco rilevante (il PCI scese dal 30,4% al 29,9%).

Per Craxi il momento era comunque propizio. De Mita, benché senza rivali per la segreteria democristiana, era un perdente, inabilitato a fare la voce grossa. Il 21 luglio il presidente Pertini incaricò Craxi di formare il governo.

Il governo “pentapartito” (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) che egli formò il 4 agosto poteva essere considerato, per le gerarchie politiche italiane, un parterre de rois. Vi figuravano tre ex presidenti del Consiglio (Forlani alla vicepresidenza, Andreotti agli Esteri, Spadolini alla Difesa); un futuro presidente della Repubblica (Scalfaro all’Interno); due futuri presidenti del Consiglio (Goria al Tesoro e Amato nel posto chiave di sottosegretario alla presidenza del Consiglio).

Una presidenza, quella di Craxi, che si caratterizzò per il tentativo di potenziare il ruolo dell’esecutivo e di affermare una più incisiva presenza dell’Italia nella politica internazionale. Questi pretendeva d’impersonare e in qualche modo, bisogna pur dirlo, impersonò una classe politica più giovane e più efficiente.

Nelle dichiarazioni programmatiche del suo governo compariva la questione della riforma istituzionale. Già negli anni immediatamente precedenti si era aperta una discussione sul tema delle riforme per giungere alla costruzione di una compiuta democrazia dell’alternanza nel senso democratico occidentale, con una maggioranza ed una opposizione con ruoli reversibili. Giovanni Spadolini in occasione della formazione del suo secondo governo, nell’estate del 1982, aveva formulato un “decalogo”: si trattava dell’indicazione di dieci punti che avrebbero dovuto caratterizzare l’impostazione della questioneistituzionale da parte di un nuovo governo.

Nell’autunno del 1983 venne costituita una Commissione bicamerale per le riforme istituzionali della quale fu nominato presidente Aldo Bozzi. La Commissione non andrà al di là di un ampio inventario dei temi all’ordine del giorno. Un elemento decisivo e determinante per il fallimento della Commissione è stato proprio l’esito delle elezioni. La flessione dei due partiti maggiori, e in particolare della DC, apriva ai partiti centrali dello schieramento, non vincolati da esclusioni verso nessuno dei due partiti maggiori, la possibilità di un esercizio più forte ed efficace di quel potere di coalizione sorto già all’inizio degli anni Ottanta. Si delineava la possibilità di una nuova “risposta politica” alla crisi del sistema, alternativa a quella istituzionale: la via cioè di un progressivo ridimensionamento della DC e del PCI che desse spazio alle forze intermedie, ad una composita “terza forza” laica e socialista, capace di guidare il Paese sulla via della modernità, oltre l’immobilismo e gli steccati ideologici creati per troppo tempo dalla contrapposizione fra la DC e il PCI.

Tornando all’azione dell’esecutivo Craxi, nei primi mesi del suo governo fu la politica estera a calamitare per qualche tempo l’attenzione del Paese. A novembre il Parlamento si riunì per discutere in merito all’installazione dei missili nucleari americani Cruise e Pershing 2 a Comiso (gli “euromissili”) da contrapporre ai missili sovietici SS-20. Il Parlamento votò a favore dell’installazione, una decisione peraltro già presa in sede Nato nel 1979.

All’ambito estero apparteneva – più per forma che per sostanza – anche il nuovo Concordato tra l’Italia e la Santa Sede, firmato il 18 febbraio 1984, da Craxi e dal cardinale Casaroli. Il documento sostituiva quello sottoscritto l’11 febbraio 1929 da Mussolini e dal cardinale Gasparri (Patti Latenanensi). Con il nuovo Concordato la religione cattolica perse la posizione di privilegio che ne faceva la religione ufficiale dello Stato italiano (in precedenza le altre religioni erano “ammesse”). Tutte le religioni venivano teoricamente poste sullo stesso piano (infatti Craxi firmò successivamente concordati con la Chiesa valdese e altre). Ebbe termine la controversia matrimoniale. Fu comunque riconosciuta alla religione cattolica una speciale rilevanza, nella società italiana, prevedendosi l’ora di religione nelle scuole. Su questo e su altri temi – come l’aiuto finanziario al clero – il contenzioso rimase aperto. Se ne dibatté anche aspramente, in seguito; ma, ormai, facendo riferimento al Concordato Craxi, non più al Concordato Mussolini.

Con inedito stile “decisionista” il governo affrontò come obiettivi prioritari la lotta all’inflazione e il contenimento del costo del lavoro. Il 14 febbraio 1984 l’esecutivo varò un decreto che tagliava di 4 punti percentuali la scala mobile, ossia rallentava il processo d’adeguamento degli stipendi e dei salari all’aumento del costo della vita.

Craxi aveva avuto l’accortezza d’ottenere, prima di varare il decreto, l’assenso della CISL e della UIL: contro le quali scese in campo la CGIL, all’unisono con il PCI. Il duello tra PCI e PSI per il decreto sulla scala mobile ebbe a distanza d’oltre un anno uno strascico referendario. I comunisti avevano promosso un referendum popolare per l’abrogazione del provvedimento, e gli italiani votarono il 9 e 10 giugno del 1985.

Nella campagna propagandistica il pentapartito – con l’appoggio della CISL, della UIL, della componente socialista della CGIL e ovviamente degli ambienti industriali – fronteggiò il PCI, Democrazia proletaria, i missini, il Partito sardo d’azione e la componente comunista della CGIL.

Gli italiani dettero una straordinaria dimostrazione di consapevolezza civica e di senso del dovere patriottico. Il 54,3% dei votanti disse no all’abrogazione del provvedimento, il 45,7% disse sì. Un miracolo: dovuto sicuramente all’abilità di Craxi e al dinamismo del leader della CISL Pierre Carniti.

Il leader socialista tenne un atteggiamento risoluto anche in politica estera, dove alla conferma della scelta atlantica (il già citato episodio dell’accettazione degli “euromissili”) accompagnò (o almeno questo si tentò di far credere) una rigorosa affermazione della sovranità nazionale nei confronti degli Stati Uniti, come in occasione del sequestro della nave da crociera “Achille Lauro” da parte di terroristi palestinesi (ottobre 1985). Si aprì, con questo avvenimento, una crisi che assicurò a Bettino Craxi il momento di maggior notorietà internazionale, nei suoi anni da presidente del Consiglio, ma che mise in ingrata evidenza le ambiguità e le debolezze della politica estera italiana. Sorvolo sui fatti, che meriterebbero uno speciale approfondimento. Quello che mi pare invece importante è l’esito della vicenda. Si preferì umiliare e deludere l’alleato americano piuttosto che gli “amici” arabi e, amico tra gli amici, Arafat.

Indro Montanelli ebbe a dire: “Un’Italia che non mostrava mai i muscoli, trovò il coraggio di provarcisi solo per dar via libera a un criminale (il terrorista Abu Abbas), tra gli applausi dei comunisti e di tutta la sinistra, che finalmente riconoscevano a Craxi qualche buona qualità. Quest’abdicazione ai doveri di uno Stato civile fu gabellata per difesa della dignità nazionale e attestazione d’orgoglio patriottico”. Concordo pienamente. Aggiungo che la sinistra italiana (ma il concetto deve essere esteso alla quasi totalità della classe politica nazionale) non cambia mai: sempre pronta a criticare gli alleati occidentali e sempre debole, pronta al compromesso, con dittatori e terroristi.

Una branca molto particolare e molto chiacchierata della politica estera italiana fu quella degli aiuti al Terzo mondo, gestiti da un organismo del Ministero degli Esteri, il Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo, istituito nel 1979 e riformato nel 1987. Questa novità istituzionale, nonostante i suoi limiti normativi e operativi, aprì indubbiamente una nuova serie di percorsi alla politica estera nei confronti di aree geopolitiche che nel passato non erano state neppure sfiorate dall’interesse della diplomazia italiana. Ad un certo punto sembrò, per dirla con Montanelli, “che i principali inquilini del Palazzo fossero pervasi da un’incontenibile ansia di solidarietà verso i diseredati della Terra. Largheggiavano negli stanziamenti, e negli ammonimenti agli italiani perché non si chiudessero in meschini egoismi, ma ascoltassero la voce dei poveri e degli infelici. Si capì subito, ma si seppe compiutamente in anni successivi, che tanto fervore dai toni evangelici non era propriamente immune da considerazioni di basso profilo, e di alto reddito. Alla cooperazione mungevano, in unità d’intenti ma anche con spirito competitivo, sia i despoti dei Paesi beneficati, sia le ditte dell’Italia donatrice, sia i partiti che esigevano implacabili la loro quota. Il meccanismo funzionava alla perfezione perché lo oliavano le smanie solidaristiche di chi, pronto a indignarsi per le umiliazioni inflitte ai negri dell’Alabama, festeggiava invece i miliardi inviati a regimi, come quello del somalo Siad Barre o come quello dell’etiopico Menghistu, che si distinguevano per la loro ferocia repressiva”.

Costretto alle dimissioni il 27 giugno 1986, e formato un nuovo governo il 1° agosto successivo, Craxi rimase alla guida del governo fino alla primavera del 1987. In quegli anni, forte della ritrovata “governabilità” e di un più alto profilo internazionale, l’Italia entrò nel novero delle cinque potenze più industrializzate del mondo. Il “nuovo miracolo economico” indusse nel Paese un clima di euforia e di rinnovato consumismo, alimentato dallo sviluppo del terziario e dal diffondersi di una nuova “cultura di impresa” che trovò nello un’emblematica espressione. Questo bilancio confortante fu tuttavia inficiato dall’enorme aumento della spesa pubblica, alimentato dall’assenza di riforme strutturali, da pratiche clientelari e da una diffusa corruzione.

A un governo guidato da Fanfani fu affidato il compito di portare ancora una volta il Paese alle elezioni anticipate. La IX legislatura, che era iniziata nel 1983 con la speranza che potesse aprirsi davvero una fase costituente, si chiuse quattro anni dopo, nel 1987, e segnò il fallimento del più serio tentativo di autoriforma del sistema.

Luca Piccirilli

martedì, 23 gennaio 2007

Vi propongo il documento a firma dell'amico Amedeo Fusco sulle vicende che hanno segnato Montesilvano, posto stasera all'attenzione del tavolo politico dei giovani del centrosinistra riunito a Pescara.

Il caso di Montesilvano, scoppiato a ridosso della vicenda F.I.R.A., se ripropone in tutta la sua forza il tema del rapporto tra politica ed etica, impone anche un atteggiamento prudente, che ci eviti la deriva sulle onde di un giustizialismo a tutti i costi.

Di questi giorni è il dibattito nazionale sulla figura di Bettino Craxi: controversa, è indubbio, ma, troppo subito e troppo in fretta, liquidata con una sentenza irrevocabile di condanna da parte dell’opinione pubblica, che forse la storia va già rivedendo.

Memorabile il discorso del leader socialista alla Camera, convocata per decidere sull’autorizzazione a procedere nei suoi confronti.

Tenere ben chiari e ben fermi quei momenti di oltre due lustri, non si iscrive in un’esigenza retorica, ma vale, a nostro avviso, a stimolare una riflessione da cui non possiamo esimerci.

La politica non può, non deve oggi ripetere quanto ha fatto in un passato neppure troppo remoto, non deve confondere il proprio profilo con quello processuale, che non le compete e, il che è peggio, non deve abbandonarsi in j’accuse, che suonano come irrevocabili condanne.

Prima di tutti e, permettetecelo, più di tutti, i GdM Abruzzo hanno provato sconcerto ed indignazione per i fatti di Montesilvano, tuttavia hanno ben compreso quanto sia necessario un momento, per così dire di raffreddamento, prima di emettere un giudizio.

Un giudizio politico, s’intende: essendo quello penale riservato ai Magistrati, verso cui sottolineiamo assoluta fiducia.

Se la politica, che a nostro avviso, è la forma prima e più alta dell’etica, fa a meno della seconda, se non è chiara la distinzione tra interessi della città e propri personali interessi, è facile che allignino malaffare e corruzione.

La corruzione dei singoli però non può né deve essere considerata corruzione di un’intera classe politica e, soprattutto, dell’intera base politica.

Per questo riteniamo che per Montesilvano si debba ripartire da Montesilvano, per debito rispetto verso quelle tante persone oneste, che hanno dato fiducia al centro sinistra, e per quanti,- la maggior parte!-, hanno lavorato per i partiti, ignari di quanto avveniva.

Tra i principi salienti che innervano la nostra mozione congressuale è quello di sussidiarietà.

E Montesilvano ci dà l’opportunità di anticipare quello che sosterremo al congresso.

Se le decisioni che riguardano il territorio devono essere prese, privilegiando i livelli territoriali minimi, si comprenderà che è ineliminabile un momento di confronto con le realtà territoriali costituite nella Città costiera.

Non ascoltarle preventivamente significherebbe voler imporre dall’alto strategie, che alla fine risulterebbero subite e perciò estranee e non condivise.

Di qui la necessità di avviare in tempi brevi un momento di confronto con tutte le segreterie politiche locali di centro sinistra, per favorire la presentazione di un cartello di coalizione per le amministrative.

Apprezziamo lo spirito collaborativo che ha animato tutti, sin dalla prima riunione, e siamo certi che in Tutti c’è la volontà di costruire assieme un percorso, ispirato da un modo nuovo di amministrare.

Siamo consapevoli però, e lo ripetiamo, che c’è il rischio di abbandonarsi a tentazioni giustizialiste. E siamo certi che indulgervi sarebbe un errore.

Forse, nel breve periodo, sarebbe conveniente cavalcare l’onda lunga del processo e della condanna di piazza, ma nel lungo periodo correremo il rischio di un miserevole naufragio, che, per senso di responsabilità, dobbiamo evitare.

Nella scorsa campagna elettorale per le politiche, la responsabilità pareva essere stata elevata a cifra dell’impegno pubblico!

Oggi possiamo far sì che lo sia veramente.

E’giunto il tempo di risemantizzare la politica: di riportarla ad arte del governo della città, nella città, per la città.

Questo sarà possibile nella misura in cui riusciremo a coinvolgere le migliori risorse politiche, intellettuali e umane di Montesilvano, promovendo candidature, che rappresentino al meglio le istanze della Città, in quanto le avvertono e le sentono proprie.

In questa prospettiva siamo convinti che l’impegno di un tavolo dei giovani del centro sinistra dovrà indirizzarsi anzitutto nello stimolo programmatico, nell’augurio che il cartello, che si andrà costituendo, sia cartello di programmi.

Sarà fondamentale allora intercettare i dissensi, il disappunto, i malumori, l’indignazione, cercando di tradurli, il più possibile, in fiducia.

In quest’opera dovrà avvalercisi dei giovani, attraverso l’attivazione di luoghi di ascolto, di comitati elettorali di quartiere, -chiamiamoli pure così!-, che facciano emergere con chiarezza lo spirito di servizio come l’indice d’un nuovo modo di fare politica. Il programma politico e amministrativo si scriverà da se e si comincerà a recuperare una credibilità, oggi purtroppo compromessa.

Alla luce di quanto detto, abbiamo pensato di proporre ai Giovani Amici del Centro-Sinistra e della Sinistra, presenti stasera, una serie di punti intorno a cui lavorare.

Per facilitarne la discussione, li riassumiamo in breve:

1) attivazione di contatti con le rispettive componenti politiche costituite nella Città di Montesilvano, per concertare le strategie più opportune;

2) costituzione di un tavolo giovanile regionale, che dovrà ampliarsi con rappresentanze giovanili territoriali, per tracciare la strategia da seguire. Sarebbe auspicabile che la guida del tavolo fosse, appena possibile, affidata ai giovani del luogo;

3) promozione di punti d’ascolto da parte delle rispettive componenti cittadine giovanili, per registrare il dissenso e individuare le esigenze avvertite dai cittadini;

4) stimolare, attraverso la promozione di qualche grande evento, una riflessione sul rapporto tra politica ed etica, per concorrere, per quanto possibile, alla restaurazione di una minima serenità d’analisi;

5) lavorare assieme ai giovani del luogo alla stesura di un programma, che qualifichi il prossimo cartello di coalizione prima di tutto come un cartello di programmi;

6) favorire le candidature dei nostri giovani, per porre le basi di una nuova classe politico-dirigente della Città costiera.

Amedeo Fusco

Resp. Relazioni Esterne e Pd GdM Abruzzo

lunedì, 22 gennaio 2007
Bettino Craxi


Avvertenza


Inauguro questa galleria storica con un personaggio controverso, Bettino Craxi. La scelta non è casuale. Oggi, infatti, ricorre il settimo anniversario della sua scomparsa ed in Tunisia, il Paese nel quale ha vissuto i suoi ultimi anni, gli è stata intitolata una strada. In Italia si discute se la stessa iniziativa debba essere presa anche da noi. Inoltre, proprio in questi giorni la Camera dei Deputati ha presentato un’opera nella quale sono raccolti i suoi discorsi parlamentari. Il suo ritratto è suddiviso in tre capitoli. Le mie valutazioni complessive saranno contenute nell’ultimo. Per la ricostruzione del profilo politico, ed anche umano, di Craxi ho attinto a piene mani soprattutto da L’Italia degli anni di fango di Montanelli e Cervi.
Invito i lettori a contribuire con critiche e commenti che costituiscano spunti di riflessione.

Capitolo primo

L’ascesa

Bettino Craxi è stato uno di quegli uomini che suscitano forti passioni di segno opposto. C’è stato chi lo ha amato e chi lo ha odiato. Poche sono state, secondo me, le persone rimaste indifferenti di fronte alla sua personalità. Ma procediamo con ordine.
Benedetto (detto Bettino) Craxi nasce a Milano il 24 febbraio 1934, quando in Italia il fascismo si è da tempo consolidato. Il giovane Bettino è invece allevato ai valori dell’antifascismo e del socialismo.
Nenniano di ferro e anticomunista convinto, entra nel comitato centrale del PSI al congresso di Venezia del ’57, che vede il leader storico del socialismo italiano sonoramente battuto.
Prosegue il suo cursus honorum prima a livello cittadino (consigliere comunale a Milano dal 1960 al 1968), poi a livello nazionale (entra nella direzione nazionale del PSI nel 1965, un anno dopo la scissione dello PSIUP di Tullio Vecchietti e Dario Valori).
Nel ’68, Craxi viene eletto per la prima volta deputato, ed entra nella segreteria nazionale del PSI, come uno dei vicesegretari prima di Giacomo Mancini e poi di Francesco De Martino.
È in quegli anni che, per conto del partito, inizia un’intensa attività di politica estera, soprattutto nei confronti dei partiti fratelli aderenti all’Internazionale socialista. Craxi sostiene i partiti socialisti sottoposti a regimi dittatoriali (in Grecia, Spagna, Portogallo e Cile).
In occasione delle elezioni politiche del 20 giugno 1976 la segreteria De Martino, andata alle elezioni con la richiesta della partecipazione dei comunisti al governo, aveva subito una pesante sconfitta elettorale. Nel comitato centrale aperto il 12 luglio 1976 a Roma nella cosiddetta “congiura del Midas” (dal nome dell’albergo in cui si riunì), fu eletto al suo posto Bettino Craxi.
Arrivato al vertice del PSI soprattutto perché gli altri notabili e capicorrente si elidevano a vicenda, Craxi fu considerato all’inizio un uomo di ripiego, che non impensieriva i “grandi” proprio per la carriera in qualche modo burocratica, e per l’assenza d’un retroterra umano e ideologico il cui spessore potesse essere anche lontanamente paragonato a quello dei Nenni, dei Lombardi, dei Basso, degli stessi De Martino e Mancini.
Intuendo che la politica di intesa fra DC e PCI stringeva il suo partito in una morsa pericolosa, Craxi si mosse risolutamente verso la linea dell’”alternativa”, concepita peraltro in termini nuovi rispetto alla politica dei fronti popolari e aperta, da un lato, all’antica tradizione riformista del socialismo italiano e, dall’altro, a una moderna cultura istituzionale ed economica, cui dette il suo contributo un folto stuolo di intellettuali. La politica di alternativa, formalizzata in un “Progetto per l’alternativa socialista” che venne approvato dal XLI Congresso, svoltosi fra il marzo e l’aprile del 1978 a Torino, presupponeva una ridefinizione dei rapporti di forza a destra con la DC e a sinistra con il PCI. In ultima analisi, una collaborazione con la DC che fosse meno subalterna e nel contempo meno sofferta di quella dei Nenni e dei De Martino, e una costante guerriglia di logoramento contro il PCI, per impedirgli di realizzare stabilmente il compromesso storico.
Quindi, per sfuggire alla tenaglia formata da DC e PCI, Craxi non si arroccò. Anzi, iniziò a lavorare a tutto campo e riuscì progressivamente ad aumentare gli spazi di manovra del PSI, che spesso assumeva posizioni diverse dai due partiti maggiori. L’episodio più importante a questo proposito, è quello riguardante il sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse. Durante quei drammatici 55 giorni (dal 16 marzo al 9 maggio 1978) la DC e il PCI si attestarono sulla “linea della fermezza”, mentre il PSI divenne l’alfiere della “linea trattativista”.
E fu sempre nel ’78 che il PSI, cui la guida di Bettino Craxi dava un mordente particolare, riuscì a mandare per la prima volta un suo uomo al Quirinale: Sandro Pertini.
Craxi tuonava contro la destra, secondo un copione obbligato, ma le sue picconate più dure erano per i comunisti. Ad essi negava, sostanzialmente, d’avere patenti sicure di affidabilità democratica. “Il PSI – diceva – è un partito del movimento socialista occidentale: il PCI si considera ancora parte del mondo comunista internazionale. Mi pare che questo sia sufficiente per dire che la differenza non è poca”.
Berlinguer s’era spinto fino ad affermare che “noi come eurocomunisti puntiamo alla creazione di una Europa che non sia né antisovietica né antiamericana”. Craxi ribatteva: “ L’eurosocialismo auspica una Europa amica dell’URSS e alleata degli USA”. Quella società sovietica cui Berlinguer riconosceva piena legittimità socialista “con alcuni tratti illiberali” era per Craxi “una società illiberale con alcuni tratti socialisti”.
Notevoli furono gli sforzi profusi da Craxi per svecchiare il socialismo italiano e riscattare il PSI da una sudditanza culturale e ideologica nei confronti del PCI. In un articolo sull’Espresso da lui firmato ma scritto da Luciano Pellicani, indicò il protosocialista francese dell’Ottocento Proudhon, con cui Marx aveva polemizzato, come ispiratore ideologico del PSI. Riuscì a far cambiare anche il vecchio simbolo del suo partito (falce e martello su libro e sole nascente) con un garofano rosso: un fiore che faceva parte della tradizione socialista italiana da prima della rivoluzione d’Ottobre. Il PSI, questo voleva Craxi, doveva diventare sinonimo di modernità, di futuro. Egli condusse il PSI sul terreno della sinistra riformista e del socialismo democratico e, successivamente, tentò di conciliare le idee socialdemocratiche con il liberalismo, trasformando dunque il classico socialismo democratico in un più moderno e dinamico socialismo liberale.

Luca Piccirilli

giovedì, 11 gennaio 2007
Avviso ai naviganti

Rispondendo ad una sollecitazione di Francesco, e d’accordo con lui, abbiamo decisodi istituire una sezione storica all’interno del sito.Dovendo organizzare la citata sezione, ho deciso di impostare il lavoro creando unagalleria di ritratti di uomini politici, tentando di delinearne un breve profilostorico. L’obiettivo è quello di compiere una analisi per quanto possibileimparziale e scevra di preconcetti ideologici.Scusandomi in anticipo con i lettori se non sempre riuscirò ad attenermi con lamassima aderenza a questa metodologia di lavoro, invito tutti i volenterosi apartecipare ai lavori della sezione storica, in modo da aprire anche dei dibattiticon critiche e commenti.I ritratti storici offriranno ovviamente la possibilità di discutere a cascata ditemi specifici prendendo spunto dalle riflessioni che un dato personaggio storico hasviluppato su una problematica, o che con certi temi ha dovuto confrontarsi.Gli scritti saranno brevi e l’attenzione concentrata sugli atti che hanno lasciatoun segno concreto e non sulle riflessioni astratte, perché a mio avviso farepolitica significa lasciare segni tangibili della propria opera, contribuire almiglioramento morale e materiale dei cittadini.Buona lettura e buon lavoro a tutti!

Luca Piccirilli*
 
*Neo Responsabile insieme a Davide Mancini del Circolo GdM "Progetto Giovani",
segno di un rinnovamento continuo della classe dirigente.  

giovedì, 11 gennaio 2007

Processing image, please wait…

mercoledì, 10 gennaio 2007

“Il Volto Santo di Manoppello”

 sull’ “ 8  VOLANTE “  di  Rete  8.

 

 

          Domani sera, Giovedì 11 Gennaio 2007, nella trasmissione condotta dal direttore  Pasquale  Pacilio, “ 8 VOLANTE “,  a partire dalle ore 21,00  si parlerà della Basilica del Volto Santo, dopo il pellegrinaggio di Papa Benedetto XVI, e dopo la cerimonia di chiusura della Porta Santa della Basilica dello scorso 7 gennaio.

           Verranno anche presentati i due volumi pubblicati dai Frati Cappuccini:

-         Il Bollettino Speciale del Volto Santo, sulla cronaca e sul significato storico e religioso della visita del Papa

-         Un grande evento mediatico, sulla presenza della televisioni e della stampa mondiale a Manoppello.

 

Interverranno in diretta negli studi di Rete 8:

1.     -  P.Carmine Cucinelli, Rettore della Basilica

2.     Don Bonifacio Mariani, Respons. Comunicaz. Curia di Chieti-Vasto

3.        Suor Blandina Paschalis Schlomer, Iconografa, studiosa del Volto      Santo e della Sacra Sindone

4.     Antonio Bini, Studioso ed esperto di media

5.     Silvano Console, Respons. Comunicazione della Basilica

6.     Gennaro Materazzo, Sindaco di Manopppello

7.     Osvaldo De Fabiis, Scultore, autore della nuova porta della basilica.

mercoledì, 10 gennaio 2007

Avviso importante a tutti i naviganti di questo sito: a giorni sarà pronta la sezione storica con una galleria di personaggi della politica italiana del passato curata da Luca Piccirilli. Ovviamente sarà inserita nel forum, per cui chiunque può interloquire con l'autore dei testi.


Vi segnalo inoltre il nuovo numero di Sintesi Dialettica che contiene il contributo dell'amico Amedeo Fusco (Responsabile Programmi GdM Abruzzo)

www.sintesidialettica.it

mercoledì, 10 gennaio 2007

Ebbene sì, ho sottoscritto la mozione che presenteremo ai prossimi congressi. Il primo appuntamento sarà quello di Lanciano. Una situazione davvero difficile politicamente parlando. Un partito che deve guardare al futuro rischia di rimanere "impaludato" nella situazione esistente. Personalmente, insieme agli amici del circolo e a quanti vorranno seguirmi, porterò avanti la mozione giovanile con grande entusiasmo. Stiamo valutando in questi giorni una eventuale candidatura alla Presidenza della Convenzione comunale cittadina della Margherita. Ogni eventuale valutazione di merito ad oggi potrebbe apparire frettolosa e fuori luogo. Nei prossimi giorni vi saprò dare maggiori informazioni.

Ciao a tutti.

F.P.

mercoledì, 10 gennaio 2007

'IL PARTITO DEMOCRATICO DOVRA' NASCERE CON UNA MARGHERITA CHE SI RINNOVA'

I giovani della Margherita abruzzese rivendicano i loro spazi, chiedono le giuste coperture sul territorio, la separazione dei ruoli amministrativi da quelli politici, organizzazione, idee, progettualità: programmata e fattiva, partecipata e condivisa. Insomma, vogliono essere ascoltati dai vertici perchè hanno qualcosa da dire. Stamani si sono riuniti in conclave e hanno tirato fuori un vademecum da consegnare alle alte cariche isituzionali. L'incontro della direzione regionale dei giovani della Margherita si ès volto in Provincia, a Pescara. C'erano ragazzi ma anche ragazze, le donne della politica del futuro. Presenti, oltre al residente del giovanile regionale Massimiliano Perazzetti, Rizziero Di Giandomenico, responsabile dell’esecutivo regionale; Massimo Maddaloni e Alessandro Marzoli, vice presidenti; Francesco Piccirilli componente federale giovani della margherita; Amedeo Fusco, responsabile relazioni Pd-mozioni; le responsabili dei circoli Rosa GdM Abruzzo; Loredana Di Lorenzo, presidente dell'assemblea regionalele del Partito, Manola Di Pasquale, componente direzione regionale. 'Quello che era stato preannunciato a Paestum (Sa) il 2 dicembre scorso dal presidente GdM Abruzzo Massimiliano Perazzetti – scrivono i giovani margheritosi- durante il suo intervento in assemblea all’incontro del partito con circa 700 giovani provenienti dalle regioni del centro sud, alla presenza degli onorevoli Franceschini e Giacomelli, l’euro parlamentare Andria, Pina Picierno presidente federale GdM, del Ministro Fioroni, e del responsabile organizzativo federale onorevole Nicodemo Oliverio, oggi è realtà. La direzione regionale GdM Abruzzo infatti, con delibera n. 25 del 23.12.2006, ha dato via alla mozione congressuale “Giovani, Donne, Margherita: Coinvolgimento e Interazione”. Con questo documento i giovani della Margherita Abruzzo avanzano queste richieste: maggiore coinvolgimento ed interazione dei livelli territoriali minori;forte presenza dei giovani e delle donne a tutti i livelli;separazione dei ruoli amministrativi dai ruoli politici; al centro “i luoghi della politica” aperti sia ai sussurri provenienti dal territorio che alle voci espresse dalle collettività. I laboratori di sintesi dovranno essere responsabili sia nelle analisi sulle necessità che nelle scelte delle stesse priorità, cercando di incentivare le professionalità e la formazione, di sostenerne l’entusiasmo, di valorizzarne la meritocrazia. La stessa mozione è stata presentata alla segreteria del presidente Rutelli e del Ministro Linda Lanzillotta in occasione di un incontro a Roma del 22 dicembre scorso dal responsabile dell’Esecutivo regionale Rizziero Di Giandomenico e da Massimiliano Perazzetti. “Un invito a promuovere un’azione politica in tal senso verrà esteso a tutti i responsabili dei giovanili delle altre regioni” – afferma Perazzetti – “ perché dovrà essere ben chiaro che il Partito Democratico dovrà nascere con una Margherita che si rinnova, dinamica nel cogliere le esigenze e i mutamenti della società, aperta nell’incentivare la partecipazione, rispettosa dei luoghi della politica, dei ruoli e delle responsabilità, attenta alle sollecitazioni promosse dai sistemi produttivi e dalla collettività, sensibile alle vertenze promosse dal territorio, organizzata nel strutturare progettualità fattive e basate sulle idee concrete.

autore: marco d'amato
10.01.2007

http://www.abruzzoreport.com/news/