Archivio di novembre 2006

sabato, 11 novembre 2006

Una serata di riposo. La settimana è lunga, i giorni infiniti, il lavoro mi sommerge, lo studio mi divora. Momenti come questo…di silenzio e "meditazione" aiutano la mente e il corpo a riprendere la giusta vitalità e forza. Ogni tanto bisogna ricaricare le batterie.

Buonanotte a tutti.

F.P.

venerdì, 10 novembre 2006

E’ assai convincente la lettura "centrista" della vittoria dei Democratici americani.

Ma quella che, da parte dei democratici italiani, viene definita come una
convergenza al centro dell’opinione pubblica, su Terra del mattino chiamo "centro di
fusione" dei vari pezzi di tradizioni politiche diverse, vale a dire di pensiero
politico conservatore e di sinistra.

L’uso di neologismi quali neo-con e neo-dem probabilmente è uno sforzo semantico che
indica una direzione fusionistica in entrambi i campi.

Questa tendenza complica senza dubbio la dialettica politica perché sfuma i contorni
dell’avversario e le diversità di campo politiche e può essere interpretata
negativamente come tendenza verso il "pensiero unico", ma è una delle tante
conseguenze dell’11 settembre e ci si dovrà confrontare.

Emanuele Ceglie

http://terradelmattino.splinder.com

venerdì, 10 novembre 2006

“Siamo convinti che arrivare alla piena occupazione, riuscendo al tempo stesso a valorizzare il capitale umano, sia una delle premesse irrinunciabili per far fronte alla crisi di competitività che vive il nostro Paese”.
E’ quanto sostiene Simona LEGGERI, presidente del Comitato dei Giovani imprenditori edili dell’Ance, che così spiega la scelta di dedicare proprio al tema dell’occupazione l’ottavo convegno nazionale dei Giovani, dal titolo “SVILUPPO ECONOMICO: OBIETTIVO OCCUPAZIONE”, che si sta svolgendo a Roma presso Villa Miani, in via Trionfale 151.

Aumentare l’occupazione creando un mercato del lavoro efficiente e moderno: sono questi gli obiettivi da raggiungere in tutti i settori produttivi e, a maggior ragione, nell’edilizia.
“Non solo perché le costruzioni – sottolinea il presidente Leggeri – rappresentano il 9 % del Pil e il 47,2% degli investimenti fissi del Paese, ma perché il loro contributo alla crescita dei livelli occupazionali è determinante. Basti pensare che nel 2005 gli addetti dell’edilizia hanno toccato quota 1.913.000 e che, sempre l’anno scorso, il nostro settore ha prodotto più della metà dell’incremento di occupati nell’intero sistema economico”.
Di grande interesse e attualità sarà la presentazione di uno studio sulla legge Biagi, condotto per l’Ance dal professor Michele Tiraboschi dell’Università di Modena.

venerdì, 10 novembre 2006

LANCIANO – Il destino dell’università nel capoluogo frentano è legato soprattutto allo studio per la realizzazione di una Stu per il recupero urbano. La Stu (Società di trasformazione urbana) è una società per azioni a capitale misto pubblico privato, finalizzata alla progettazione e alla realizzazione di interventi di trasformazione urbana in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti. Il Comune di Lanciano ha affidato allo studio professionale del prof. Giovanni Crocioni la realizzazione di uno studio di fattibilità per la promozione di una Stu, che ha individuato tre aree strategiche: Torrieri, vecchia Fiera e Valle della Pietrosa (Piazza D’Amico).
Per quanto riguarda lo spazio da destinare alla facoltà universitaria, la volontà dell’amministrazione Paolini è quella di utilizzare soprattutto i locali dell’ex liceo in corso Trento e Trieste. Si tratterebbe di una sede distaccata dell’Accademia delle Belle Arti dell’Università degli Studi dell’Aquila. A tal proposito il vice-sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici, Felice Paolucci, non ha dubbi. < Ho accettato questo assessorato perché sono convinto che l’amministrazione realizzerà e porterà avanti la Stu, ed in modo particolare per quanto riguarda il raddoppio dell’ex liceo – dichiara Paolucci – Si tratta di un’opera indispensabile per Lanciano e per il futuro di una facoltà universitaria. Solo raddoppiando la superficie di quello stabile potremo puntare ad avere spazi maggiori per ospitare gli studenti in maniera adeguata >. La Giunta Paolini punta alla riqualificazione di Piazza D’Amico anche e soprattutto attraverso la realizzazione di un Centro Servizi “Valle della Pietrosa”, una struttura nella quale sarà ubicata una sala d’attesa, un ufficio di biglietteria, un bar e una pizzeria. < Entro la fine dell’anno sarà approvato il progetto esecutivo dell’opera per un importo pari a 284mila 850 euro e sarà indetta la gara d’appalto >, dichiara l’assessore Paolucci.
L’università a Lanciano non deve essere considerata come un miraggio, ma la priorità del Comune per ora resta quella di dare un volto nuovo ad una parte storica della città, recuperando un ruolo primario e più incisivo negli interventi di trasformazione del proprio territorio. L’obiettivo principale di chi amministra le città italiane, oggi come oggi, dovrebbe essere quello di riportare l’equilibrio sociale nel centro, restituendogli molteplicità di funzioni e di ambienti. Il Centro Servizi rappresenta ,probabilmente, un piccolo esempio di come si può rendere un’area, adibita attualmente a parcheggi, innovativa e sede di servizi per tutte le categorie sociali e commerciali.

Francesco Piccirilli

ABRUZZO OGGI 10 NOVEMBRE 2006

giovedì, 9 novembre 2006

09/11/2006
Servizio idrico, affidamento a febbraio
Slitta la gestione decennale alla Sasi: proroga di quattro mesi in attesa dell’adesione dei "ribelli"

LANCIANO. Slitta a febbraio l’affidamento decennale della gestione del servizio idrico integrato alla Sasi. Rinnovato il consiglio di amministrazione, e soprattutto superato lo scoglio dei bilanci da approvare (leggi l’articolo) resta da sistemare una serie di questioni tecniche e la questione dei 16 Comuni che oggi non fanno parte della spa che gestisce acquedotti e depuratori in tutti e 92 i centri compresi nell’Ambito territoriale.

Per l’affidamento in house, deliberato dall’assemblea dei sindaci dell’Ato nel dicembre scorso (leggi l’articolo), tutti i municipi dovrebbero infatti essere azionisti della spa. Tra i "ribelli" si distingue in particolare Pizzoferrato, che ultimamente ha invitato i propri cittadini a non pagare più le bollette alla Sasi ma direttamente al municipio (leggi l’articolo).

Per l’adesione alla Sasi dei Comuni con meno di mille abitanti la soluzione dovrebbe invece arrivare dall’alto. A questi centri era stata data la possibilità di gestire il servizio idrico in proprio. Una chance che ora però una modifica al testo unico sull’ambiente sta per togliere. Questo cambiamento normativo è tra l’altro alla base della proroga concessa dall’Ato alla Sasi.

Per questo il termine perentorio per l’affidamento è slittato da ottobre a febbraio. I consigli di amministrazione dell’Ambito e della spa ne hanno discusso in un recente incontro. A ratificare il provvedimento dovrà essere quindi un’assemblea dei sindaci dell’Ato. Una successiva riunione degli amministratori-azionisti della Sasi dovrà invece varare l’ampliamento della società, con la cessione di quote ai Comuni non soci.

Articolo tratto da www.lanciano.it

giovedì, 9 novembre 2006

8 Novembre 2006

Spunti per il partito democratico. Prima parte. (Nicola Oliva)

Prato, 8 novembre 2006

Premessa
In vista del congresso provinciale pratese e regionale ho inteso scrivere alcune considerazioni che offro per alimentare il dibattito interno.
È un documento aperto a integrazioni e ampliamenti, per aprire una nuova fase politica. Non vorrei essere stato nè presuntuoso nè troppo generico, il mio era il bisogno di condividere con voi alcuni pensieri per avviare un confronto che spero dia frutti per la Margherita.

Considerazioni generali
La presentazione della Legge finanziaria 2007 ha scatenato un dibattito acceso tra le forze politiche e le componenti sociali. Un dibattito che è alimentato soprattutto dallo scontro. Destra contro Governo. Autonomi contro dipendenti. Imprese contro Stato. Sviluppo contro redistribuzione: quasi che non si tratti di un obiettivo rilevante quello dell’equità sociale per dare libertà sostanziale ai cittadini italiani. Precari, pensionati, casalinghe, commercianti… Il quadro è complesso e sintomatico della difficoltà di comprensione dell’articolazione della società. C’è una forte crisi di rappresentanza: politica, industriale, sindacale…
È tempo che la politica riprenda il proprio ruolo di guida per dirigere i processi e governare le cose. Quanto all’economia, fa sempre bene ricordare che è una parola che deriva dal greco: è l’ordine delle cose. La politica deve occuparsi di risalire ai principi che regolano l’economia. Questa premessa mi serve per affrontare il problema dei problemi italiani ed europei.
La disoccupazione è oggi un problema serio e urgente per l’Unione Europea. Eurostat ha comunicato il tasso disoccupazione del settembre 2006: per l’Ue a 25 si assesta all’8%. Nelle tabelle di Eurostat il nostro Paese è fermo al 6,8%, sopra la media della zona euro. I tassi più bassi si registrano in Danimarca (3,5%), Paesi Bassi (4%), Irlanda (4,2%). Mentre i più elevati sono quelli di Polonia (14,1%), Slovacchia (12,8%), Grecia (9%), Francia (8,9%) e Germania (8,7%).
È un immenso spreco di risorse: milioni di persone prive di un’occupazione e nella maggior parte dei paesi si tratta soprattutto di giovani. Ciò rappresenta chiaramente un serio ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo, coesione sociale e integrazione economica e politica che sono alla base del progetto di costruzione dell’UE.
Le difficoltà che incontra l’UE con la questione istituzionale europea e i dati sulla disoccupazione europea sono un segnale che chiede di riflettere sulle logiche del Patto di Maastricht, sui limiti e le difficoltà che si sono incontrate negli anni.
È indubbio che col risanamento e la razionalizzazione dei conti pubblici si punta a ridurre le inefficienze delle amministrazioni pubbliche ma è pur vero che per Province e Comuni il Patto di Stabilità Interno, che dipende dal Patto di Maastricht, impone tagli alle spese che alimenta un meccanismo perverso. Gli Enti locali sono posti di fronte all’alternativa tra tagli agli investimenti e aumento della tassazione locale. La domanda che viene da porsi è semplice e ingenua: il criterio della competenza economica non sarebbe forse migliore di quello per cassa?
Perché mai frenare investimenti e quindi sviluppo e preferire questa impostazione contabile? Sono domande forse ingenue.
Ci sono difficoltà economiche, tassi elevati di disoccupazione, l’economia europea che stenta a far girare a pieno ritmo il motore della crescita eppure le misure economiche continuano a puntare alla razionalizzazione, sono ormai quotidiani gli inviti a tagliare la spesa sociale e così perpetuare il clima di incertezza e difficoltà. Sta alla politica il compito di riflettere sulle logiche sottostanti al disegno europeo circa i grandi progetti e le scelte economiche. Le risorse non potrebbero essere impiegate per produrre sviluppo e occupazione? Sì, e allora perché non…? Ci sono tendenze di fondo che fanno pensare a quanto poco consapevole sia la direzione di marcia. Il modo migliore per rafforzare una società e l’economia è quello di puntare a sviluppare le infrastrutture e l’industria, eppure il dibattito in Italia da qualche tempo ha preso a discutere di cittadino-consumatore, non più di cittadino-lavoratore. Scusate la provocazione, ma la Costituzione non recita che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro? La retorica post-fordista ha ormai fatto breccia: non è forse il pensiero debole che si fa avanti?
Le imprese decidono di delocalizzare se non trovano condizioni adeguate in Italia, il lavoro è una risorsa-merce che si può acquistare sul mercato mondiale del lavoro, la ricetta per rispondere a queste difficoltà da più parti viene indicata così: è meglio che il Paese-Italia si concentri sulle bellezze del Made in Italy… Non è la soluzione questa, non scherziamo!
Per non essere tacciato di pessimismo e di faciloneria, scusate, ma queste riflessioni le faccio con l’intento di aprire un dibattito nel partito, dicevo, prendo a prestito le parole di Luciano Gallino nell’Impresa Irresponsabile, quando ricorda alcuni elementi macroeconomici che descrivono con estrema chiarezza quanto sto cercando di esporre così brevemente:
Salari e condizioni di lavoro indecenti per centinaia di migliaia di dipendenti; costruzione nell’ambito di Paesi in via di sviluppo di impianti chimici malsicuri; licenziamenti di massa con preavviso minimo; chiusura parziale o totale, oppure delocalizzazione effettiva o minacciata; inquinamento dell’aria, delle acque e degli ambienti di lavoro causati per decenni dalla grande industria chimica. A ciò si aggiunga la crescita esponenziale dei dividendi dei maggiori azionisti e degli stipendi dei managers, i quali sono ormai giunti negli USA (ma noi gli teniamo dietro) a trovarsi in un rapporto da uno a 90 rispetto alla media degli stipendi dei dipendenti. La cosa ovviamente diventa intollerabile quando questi geni della finanza provocano catastrofi epocali come quelle della Enron o della nostrana Parmalat. Siamo dunque di fronte ad un capitalismo che non ridistribuisce ricchezza (o magari lo fa, ma in modo clamorosamente ineguale), che non ha rispetto né per la sostenibilità ambientale né per quella sociale, e che interferisce sistematicamente con la politica anche per evitare di trovarsi nelle maglie di una legislazione rigorosa che comunque riesce regolarmente a scavalcare a livello globale.
L’ingegner De Benedetti, che è uno sponsor importante del futuro Partito Democratico, ha rilasciato interviste che sono allarmanti per lo scenario che prefigurano: uno Stato leggero, minimo, un mercato del lavoro che abbisogna di potenti interventi per acquisire maggiore elasticità così da fare come referente privilegiato del PD il consumatore. Imprese quasi irresponsabili, che non si preoccupano delle valenze sociali ed economiche della loro azione, ma che vogliono ottenere solo profitti.
Non è uno scenario che condivido quello neo-liberista di De Benedetti, il cui progetto prefigura per l’Italia un futuro nei servizi, bellezze culturali e valorizzazione dei prodotti locali. Che indirettamente significa dismettere l’apparato produttivo del paese, il tutto, si intende, a vantaggio di quei cittadini-consumatori che potranno acquistare beni prodotti a più basso costo ma che essendo anche cittadini-lavoratori si ritroveranno un Paese in smobilitazione, senza un salario adeguato…Non è questo che chiedo al Partito Democratico. Non voglio un consumatore come referente di un partito. Per quello bastano i centri commerciali. Non voglio quel Partito Democratico, un partito di speculatori, lotterò per un partito che metta al centro di tutto l’interesse generale, che abbia a cuore il destino dell’Italia e che si preoccupi di come rilanciare il Paese.
Gli spunti di riflessione che derivano dai pochi dati citati sono, a mio parere, già sufficienti a caratterizzare l’azione politica di un partito come la Margherita. C’è lo spazio per tornare a fare politica alta, per tornare nelle piazze, tra le persone per tornare a discutere su parole-concetti che hanno ormai perso di senso.
In questa direzione va muovendosi anche la Cisl che a Fiuggi lo scorso 27 ottobre ha iniziato a riflettere su "Dove va il capitalismo italiano". Interessante la relazione introduttiva di Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto Cisl. Il sindacato si pone la sfida della modernità e lo fa con atteggiamento proattivo: ha compreso che la moderna tutela del lavoro non può limitarsi alla conquista di buoni salari e decenti orari, ma deve spingersi oltre, verso forme dirette di coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti al controllo dei processi produttivi, al governo e alle responsabilità di impresa. Si fa centrale il tema della democrazia economica e della partecipazione. E finalmente trovo così conforto alle mie riflessioni, che ammetto possano sembrare eccessivamente critiche. Ma tant’è: un tentativo di lettura della complessità dei tempi.
Con questo documento sarei lieto di avviare un dibattito approfondito su temi che qui in maniera non esaustiva sto tentando con non poco affanno di esporre.
La relazione di Baretta prosegue affrontando il tema del crescente peso della finanza e del perverso intreccio tra questa e la proprietà: Parmalat, Fiat, Telecom… E ancora prosegue: ma che rischio imprenditoriale c’è, quando l’azionista, intendendo sia lo speculatore che il risparmiatore diffuso, muove i propri investimenti in giro per il mondo sulla base dei rendimenti a breve, indipendentemente dal prodotto della azienda di cui è "socio"? Se guadagna è perché fa i soldi con i soldi e non col lavoro; se perde, come è avvenuto, è a causa delle bolle speculative; ed a quel punto, si formano associazioni di investitori per ottenere il risarcimento, non solo del danno subito dalla frode, ma anche del rischio stesso, travalicando il quasi invisibile confine che li separa. Che mercato è quello nel quale il valore di un’impresa è solo quello "patrimoniale"? Dobbiamo, afferma Baretta, far evolvere il sistema economico verso una prospettiva nella quale un capitalismo riformato metta al centro dell’economia e dell’impresa il lavoro.

E la persona al centro del lavoro. Il tema è la riforma delle regole del capitalismo. Ovvero del suo funzionamento, della sua evoluzione, e dei meccanismi di regolazione ed autoregolazione. E in un’ideale risposta all’ingegner De Benedetti, è sempre Baretta a sostenere l’importanza della responsabilità sociale delle imprese: gli imprenditori, dice, mentre operano per frantumare l’assetto produttivo delle loro imprese per sfruttare al massimo i vantaggi derivanti dalla flessibilità, chiedono al lavoratore, di qualsiasi settore, di qualsiasi livello, di farsi parte della "mission" aziendale dando "qualcosa in più", con un’idea di corresponsabilità rispetto alle sorti dell’impresa. Insomma, le imprese si "chiudono", esasperando il gioco competitivo e talvolta mettendo a rischio il sistema dei diritti, ma al tempo stesso si "aprono" e riconoscono di aver bisogno di chi lavora. In definitiva, si chiede al lavoratore di comportarsi come se fosse un socio, ma si continua a considerarlo come un salariato.
In questo tentativo di districarmi tra le complesse questioni sul tappeto, trovo particolarmente attinente la scelta della giuria dei Nobel di assegnare il premio, ahimè non per l’economia ma per la Pace a Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri, fondatore della Grameen Bank, che si occupa di microcredito per lo sviluppo. Leggendo la sua intervista al settimanale Vita del 27 ottobre 2006 non si può che convenire con le sue riflessioni. Da professore ordinario di economia politica del Bangladesh Yunus, un giorno si chiese che senso avessero le sue teorie economiche se non potevano risolvere i problemi del suo popolo.
La domanda che si è posto questo Premio Nobel dovremmo porla ai tanti professori economisti che si prodigano a studiare i fenomeni economici per trarne utili insegnamenti, accettando le logiche sottostanti, come novelli Pangloss. La politica deve tornare alla sua funzione di indirizzo, non è possibile continuare a ricorrere ai "tecnici" per coprire le mancanze della classe politica.
E nell’intervista Yumus prosegue con affermazioni quali: «La nostra missione è quella di creare un mondo libero dalla povertà che troppo spesso è nemica della pace». E ancora: «La pace è strettamente collegata allo sviluppo economico».
Infine, Yumus presenta la nuova iniziativa che intende lanciare: la cosiddetta "social business enterprise". Altro non è, egli spiega, che un’impresa creata non per massimizzare i profitti ma i benefici per le persone cui si rivolge, senza incorrere in perdite. E cosa è questa se non l’impresa cooperativa e più ancora estensivamente la nuova impresa sociale?!?
Si tratta di imprese guidate da obiettivi sociali. A suo dire si tratta di un modello di impresa che può cambiare dalle fondamenta il mondo dell’economia mondiale.
L’azione di Yumus è affascinante e spiazzante perché auspica un minor intervento da parte dello Stato, sostiene l’economia di mercato e promuove istituzioni che favoriscano la creazione di imprese. Si batte per la conquista di obiettivi sociali: eliminare la povertà, fornire assistenza sanitaria. Sono temi cari tanto alla destra quanto alla sinistra. Hanno un effetto spiazzante e ci chiama a riflettere su qual è il programma di azione per la Margherita: Democrazia è Libertà! Pertanto si deve affermare che il credito, la salute, la casa, l’istruzione sono un diritto.
Per un partito come la Margherita, per un progetto di PD che vuole essere plurale contro ogni omologazione, si deve affermare il valore della impresa socialmente responsabile e pure il valore della cooperazione, senza avversione per le imprese di tipo capitalistico: perché le cooperative testimoniano una cultura che comporta l’assenza dei capital gains, l’esclusione dei diritti personali sul patrimonio indivisibile, la pratica della democrazia interna nella quale molti divengono imprenditori ma a nessuno è concesso di essere padrone. Il DNA cooperativo è socialmente responsabile: la cooperativa persegue contestualmente finalità di carattere economico e sociale. La politica ha il dovere di difendere l’originalità di queste imprese e non si può non tornare con la memoria alla campagna mediatica scatenata per l’affaire Unipol che si è tradotta in un attacco all’intero mondo cooperativo.
La logica sottostante era ed è una sola: combattere l’anomalia rappresentata dalle cooperative che rappresentano un corpo estraneo alla grande finanza internazionale. Tanto per essere in vena di citazioni, non posso fare altro che citare le parole di un vero liberale qual è il Cavaliere: «Quello delle cooperative è un sistema non sano, che non fa parte del libero mercato e su cui credo si debba intervenire con provvedimenti legislativi».

(segue…) Nicola Oliva

tratto da www.larete.ilcannocchiale.it

mercoledì, 8 novembre 2006

SI E’ SPENTA IERI MATTINA AGATA ALMA CAPPIELLO (58 ANNI), EX DEPUTATA E SENATRICE PSI, ERA MALATA DA TEMPO.
Eletta alla Camera nel 1987, nel 1992 è entata in Senato, dove è rimasta fino al 1994.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto un biglietto ai familiari in cui ricorda come "da femminista e da giurista Cappiello ha legato il suo nome a generose battaglie per i diritti civili contribuendo con il suo ricco bagaglio culturale e di esperienza politica all’avanzamento della condizione femminile"

LE RAGAZZE DELLA MARGHERITA DI LANCIANO ESPRIMONO PROFONDO CORDOGLIO.

mercoledì, 8 novembre 2006

Dopo una lunghissima attesa è finalmente disponibile
grazie all’intervento mio e di alcuni amici che
ringrazio vivamente poichè si sono rapportati
direttamente con chi di dovere il verbale dell’ultima
assemblea federale di luglio.

Ad oggi non si sa nulla di una nuova convocazione,
certo se questo documento fosse stato disponibile
prima si sarebbe data continuità ad un lavoro politico
collettivo e dialettico di grande importanza.

Ricordo infine a chi avesse remore che le assemblee
federali della Margherita adulta sono disponibili in
differita internet integrale su Margheritaonline.

Commentate su:
http://larete.ilcannocchiale.it

Saluti, Francesco Lauria

ASSEMBLEA FEDERALE
COORDINAMENTO NAZIONALE DEI CIRCOLI GIOVANI DL – LA
MARGHERITA

Verbale della V seduta – 15 luglio2006

Oggi, 15 luglio 2006, presso la sede nazionale di
Democrazia è Libertà – La Margherita via S. Andrea delle fratte 16 Roma, si è riunita l’Assemblea Federale del Coordinamento nazionale dei circoli giovani, con il seguente odg:

1. situazione politica.
2. iniziative da realizzare coll’associazione
Libera?.

NOTA: è allegato al seguente verbale la mozione dei
GdM Abruzzo sulla situazione politica del giovanile.

La riunione ha inizio alle ore 12 circa.

Giacomo D?Arrigo (Presidente dell?Assemblea Federale)

Dichiara aperta la seduta. Chiama a verbalizzare
Clementi (Toscana) e Romagnoli (Abruzzo) come
vicepresidente. In apertura di riunione, voglio fare
gli auguri a Donati e Frisenda, eletti consiglieri
comunali ad Arezzo e Crotone durante l?ultima tornata
elettorale di primavera. Auguri anche a Fortugno
eletto da qualche settimana nel cda dell’Università
Roma Tre. Auguri infine anche a Piccirilli,
candidato che non ce l’ha fatta.
Con riferimento posto al secondo punto dell’odg, vista
l’assenza di Samuele Zerbini che sta seguendo
l’iniziativa da realizzare a sostegno
dell’associazione Libera, chiunque fosse
interessato, può contattare direttamente Samuele.
Oggi la discussione avrà un carattere generale su vari
fronti: sia la situazione politica nel giovanile, sia
il processo di costruzione del P.D., sia il rapporto
tra giovanile e partito. Ho già trasmesso il nostro
Statuto agli organi di partito e su questo attendiamo
un deliberato.
Prima di avviare il dibattito la parola a Dobellini
che fa il punto sull’organizzazione della Tavola
della Pace tenutasi a Rimini.

Raffaele Dobellini (Campania. Resp. Esecutivo
Associazionismo)

Abbiamo fatto un’iniziativa a Riccione il 12-13 maggio
con la tavola della pace. Era una riunione
organizzativa. L’invito è a settembre, perché alla
festa nazionale sarebbe opportuno avere uno spazio di
dibattito su questo per confrontarsi con la sinistra
giovanile su alcune divergenze emerse.
Sue osservazioni sulla situazione politica: abbiamo
bisogno di un maggiore coordinamento, perché molte
decisioni non sono condivise. Da settembre la fase
decisionale dovrà essere il più ampia possibile e
dovremo puntare e concentrarci su alcune tematiche in
modo chiaro, perché non possiamo essere tuttologi.
Sulla bioetica, per esempio, sarebbe bene ipotizzare
un percorso ad hoc.

Giacomo D’Arrigo

Prima della relazione del Presidente, viene data la
parola a Merlo che ha chiesto di intervenire per
problemi di orario legati al rientro e vuole comunque
dare il suo contributo.

Edoardo Merlo (Marche. Resp. Esecutivo Ambiente)

Per quanto riguarda la mia regione, purtroppo non c’è
nessuno dei tre membri. Nonostante ciò, posso dire che
nelle Marche i GDM abbiamo intrapreso un dialogo
positivo con la SG, che è sfociata in iniziative di
livello. E? importante investire sul P.D. e dobbiamo
farlo noi giovani, perché saremo noi la classe
dirigente, per questo, all?interno dei GDM dobbiamo
avere una discussione seria su Partito Democratico e
organizzazione. Purtroppo, ad oggi, il dibattito sul
P.D. è arenato e non si capisce quali saranno gli
aspetti ideologici e culturali del futuro P.D. Allora,
dovremmo fare un?iniziativa, magari aperta alla S.G.,
sul P.D.

Pina Picierno (Presidente Federale)
(Intervento scritto. Consegnato dopo la lettura alla
Presidenza)

Cari amici,
ci vediamo a poche ore dall’Assemblea Federale del
Partito e per valutare insieme un ciclo imponente di
novità e di trasformazioni che hanno attraversato e
attraversano il panorama politico del nostro paese.
L’Unione ha vinto alle scorse elezioni politiche
conseguendo per la prima volta la metà dei consensi
espressi dal popolo italiano. Ha vinto soprattutto
grazie al voto determinante dei giovani. Tanti,
tantissimi hanno sottolineato il contributo
fondamentale che l?esercito degli under 25 ha dato
alla vittoria del centrosinistra. Si è parlato di
risultato storico, perché mai era successo che lo
scarto dei voti tra centrosinistra e centrodestra
nella fascia 18 25 fosse tanto rilevante.
Mezzo milione di voti.
Mezzo milione di giovani studenti, precari che hanno
detto basta all?idea di una politica per pochi che ha
premiato solo il tornaconto personale e si alla
speranza.
Mezzo milione di ragazze e ragazzi che hanno accettato
il nostro invito a sperare in un paese diverso, in un
‘Italia migliore da costruire tutti quanti insieme.
Al nostro partito sono stati assegnato il 10, 73 %
delle preferenze, un risultato non esaltante ma che ci
consegna il profilo di un partito né meridionale , né
settentrionale, che raccoglie consensi omogenei con le
stesse percentuali in Veneto e in Sicilia.
Il 31, 2 % raccolto dall’Ulivo ci interroga in maniera
forte sul progetto del PD. I 2/3 degli elettori
dell?Unione hanno votato Ulivo, la stragrande
maggioranza di essi è costituita da giovani e da
persone che non si dichiarano né di centro né di
sinistra e che guardano al PD come all?unica
prospettiva politica credibile e seria.
Nei confronti di queste persone, perlopiù giovani,
credo che abbiamo una grossa responsabilità.
Dobbiamo contribuire con tutta la forza che abbiamo
alla nascita del PD nel più breve tempo possibile.
Senza se e senza ma. I sogni dei ragazzi hanno gambe
più lunghe e più veloci rispetto ai pur necessari
confronti di apparati. Sappiamo che saranno necessari
dei congressi sia nel nostro Partito che nei DS ( ci
tornerò dopo, ma nessuno, credetemi elude la
possibilità che si debbano fare!!!) Ma dobbiamo essere
consapevoli che il PD non vivrà solo di misurini e
bilancini. Diceva Gianni Riotta in un bell?articolo
che alle origini delle grandi evoluzioni politiche ci
sono si i leader, gli interessi convergenti, ma c?è
soprattutto un atto di generosità. Uno slancio ideale
capace di cogliere le ragioni e i sentimenti8 della
comunità prima che dei singoli della comunità. Credo
che questa, più di tutto, sia la missioni del
Giovanile.
Il Pd che vogliamo non è la sommatoria di uomini e
programmi di Ds e Margherita, sarebbe troppo facile e
troppo poco utile. C?è bisogno di un cantiere, di un
grande laboratorio di partecipazione, dove tutti,
partiti, associazioni, bloggers, giovani, donne
possano confrontarsi e discutere sfruttando gli
strumenti e le opportunità che i partiti offrono, ma
buttando il cuore e la fantasia oltre di essi?
E così, per dare una forma al partito che vogliamo,
abbiamo costruito la nostra prima grande iniziativa
con SG in occasione del Referendum.
Dopo il risultato elettorale abbiamo moltiplicato le
occasioni di incontro, promuovendo riunioni almeno uno
volta alla settimana. Da queste riunioni è emersa
sempre molto forte la voglia di fare che si è tradotta
in quanto già fatto e messo in cantiere per il futuro.
Ho già ricordato l?impegno per il referendum non posso
non citare la Festa dei Giovani dell?Ulivo.
Ma prima di relazionare delle tante iniziative fatte
vorrei spendere qualche parola per le straordinarie
novità che ci offre l?iniziativa del Governo nelle
ultime settimane.
Innanzitutto l? inaspettata, grande legge sulle
liberalizzazioni. Prodi disse ai suoi Ministri :
abbiate il coraggio di stupire?.
Si è rotto un equilibrio stagnante e si è finalmente
imboccata la strada che fa bene ai consumatori, ai
giovani professionisti ecc?
Domani, nel corso dell?assemblea Federale del Partito,
si parlerà di tutto questo e noi, per la prima volta,
ci saremo come invitati ufficiali.
Il Partito ha infatti deciso di invitarmi in Esecutivo
e in Assemblea insieme a Luigi, Gianluca e Luciano.
Credo sia un fatto importante. Non era scontato che
accadesse e credo ci riempia tutti d?orgoglio. Credo
anche che sia il riconoscimento del lavoro fin qui
svolto. Sono stati mesi di lavoro intenso che percorro
a ritroso. Dalla festa dei Giovani dell?Ulivo di
questa settimana a cui hanno partecipato Francesco
Rutelli, Piero Fassino, Tiziano Treu, Giovanna
Meandri, oltre a Giuliano Amato e Giuseppe Fioroni,
(spero di non dimenticare nessuno?), alla
presentazione del nostro Osservatorio ? Gli
Invisibili? ideato per gettare un fascio di luce sulla
nostra generazione di cui si parla sempre troppo poco,
fino alla campagna per il Referendum, vi ricordo la
Festa della Costituzione a Roma, Milano e Napoli e
tutto il materiale prodotto, passando per le
tantissime iniziative fatte in campagna elettorale.
I mesi che ci attendono saranno ancora più faticosi.
Dovremo dare gambe e slancio al progetto del PD e su
questo dovremo essere tutti impegnati, dai livelli
periferici al livello nazionale.
E c?è da dare vita alla nostra stagione congressuale.
A partire dal mese di Ottobre cominceremo a lavorare
per dare vita ai congressi cittadini, provinciali,
regionali fino ad arrivare a quello nazionale.
Dovranno essere congressi discussi sulla base di
mozioni e costruiti sulla base di regolamenti che
provvederemo a stilare.
Questo è quello che ci aspetta. Un periodo denso di
lavoro e di speranze, dove avremo bisogno di tutta
l?unità di cui siamo capaci e soprattutto di chiarezza
tra di noi. Dobbiamo evitare che si insinui tra noi lo
spettro dei pretesti.
Purtroppo è successo, ma vedete, i pretesti si
spazzano via con il soffio di una decisione politica
chiara e limpida.
Dietro alla struttura di un giovanile c?è l?orgoglio e
la fatica di tanti di noi. Ci sono circoli tenuti
aperti mettendo di tasca propria i soldi. Ci sono
passioni, controversie, qualche volta anche
difficoltà, ma di fondo c?è e ci dovrebbe essere
sempre l?interesse generale e del gruppo prima di
tutto.
Come tanti di voi ho ricevuto una lettera, per la
verità molto volgare nei toni, che disegna un quadro
sconcertante dei Giovani della Margherita.
Nei contenuti le accuse sono quelle di non avere e di
non volere una autorevolezza riconosciuta dal Partito,
di non produrre iniziative e di essere arroccati in
una sorta di torre d?avorio.
Mi dispiace, credo che la fatica di tanti di voi non
meriti tutto questo.
Nel merito delle accuse credo che la relazione di oggi
le smonti una per una.
Rimane l?amarezza perché, come dire, c?è chi
preferisce alla parola detta discretamente e nelle
sedi opportune, il palcoscenico e gli onori della
cronaca per sé a danno di tutti noi e del gruppo
intero?..

Marco Donati (Coord. Toscana)

In ordine, sono stati accennati una serie di
argomenti, primo tra tutti il Partito Democratico e
poi la questione della lettera, di cui sono
firmatario.
Penso che, per quanto riguarda il P.D., abbia ragione
Dobellini quando diceva che gli argomenti di
discussione a partire dall?esecutivo, devono essere
ridotti. Io, personalmente, non sono molto entusiasta
di questa prospettiva ma credo che, per approdare
verso questa sponda, sarebbe opportuno implementare un
percorso formativo che ad oggi non c?è stato. E?
mancata, più che le iniziative, la politica in senso
stretto. Questa Assemblea ha perso la sua capacità di
dare indirizzo politico ed è poco partecipata. Anche
il percorso che ha portato all?approvazione dello
Statuto è stato farraginoso. Certo, se un dissenso
c?è, forse non è il caso di non considerarlo perché
chi ha firmato quella lettera si è sempre impegnato ed
ha diritto di essere ascoltato. Il congresso potrebbe,
a questo proposito, essere una soluzione adeguata.

Marco Mott (Trentino)

Mi rammarica che la sala sia praticamente vuota e da
Pina mi aspettavo una relazione politica, non un
elenco delle iniziative. Entro settembre dobbiamo dare
a questa assemblea potere di dettare la linea
politica. Il Presidente deve fare una relazione
politica che deve essere messa ai voti affinché possa
uscire una linea politica. L?assemblea Nazionale ha un
ruolo, rispettiamolo.

Ubaldo Pagano (Coord. Puglia)

Mi sarebbe piaciuto intervenire in questa sede perché,
dopo una serie di aspetti organizzativi, speravo di
vedere questa Assemblea capace di ridare uno slancio
in termini di contenuti a questo giovanile. Ricordo
che nell?ultima Assemblea avevamo approvato un
documento che diceva di lavorare per il partito
democratico e di aprire un dialogo con la sinistra
giovanile. E invece mi trovo qui a vedere una serie di
proteste che addirittura vorrebbero imporre la
metodologia alla Presidente. Questo giovanile ha fatto
tutta una serie di iniziative con risorse irrisorie.
Riguardo alla lettera, sulla quale non mi pronuncio
nel merito, dico che ci sono una serie di inesattezze,
su tutte quella sulla mancanza di informativa
sull?attività del forum giovanile, delle cui
iniziative ho informato tutti nell?ultima Assemblea
con dovizia di particolari.

Federico Manzoni (Lombardia)

Devo dire che francamente sono rimasto stupito
dell?aggettivo attribuito alla lettera, ?volgare?: non
la reputo tale. Penso che sia discutibile accusare i
firmatari della lettera di aver posto il problema non
nell?Assemblea Federale ma con una lettera. Non lo
accetto da chi lede la dignità dell?Assemblea
Federale, per esempio comunicando dall?apertura della
stagione dei congressi con 3 mesi di ritardo oppure
estromettendo una persona dall?esecutivo senza
comunicarlo. Mi sembra che – e questo abbiamo
sostenuto nella lettera – stiamo prendendo delle
decisioni affrettate, perché quel documento del 5
novembre non autorizzava le azioni che si stanno
intraprendendo, quale la firma della prima tessera del
partito democratico con la ?Generazione U?. Allora,
credo che – indipendentemente dal fatto che si sia a
favore o meno del P.D. – ci sia una certa
approssimazione e sta marcando un percorso poco
costruttivo e culturalmente povero. Anche la campagna
referendaria ce lo ha confermato. Non si può dire di
bypassare l?Assemblea i firmatari della lettera,
quando chi accusa pecca di trasparenza, per esempio
sui fondi. Non viene approvato né discusso.

Riccardo Clementi (Toscana)

Io sono uno dei firmatari della lettera, che è stata
definita volgare e offensiva. Sinceramente non la
reputo tale, anche perché altrimenti non l?avrei
firmata. Semmai, la ritengo legittima e costruttiva
per un giovanile ed un?Assemblea di fatto esautorati
del proprio ruolo di indirizzo politico. In questo
periodo sono successe tante cose. L?Italia è cambiata.
Abbiamo vinto le elezioni e siamo tornati al governo
di un Paese che era in ginocchio e che, grazie
all?oculatezza di Prodi e del Consiglio dei ministri,
sta provando a rialzarsi. Il referendum ha dimostrato
che c?è un?Italia attaccata alla sua storia, ai suoi
valori e alla sua Costituzione tuttora di grande
attualità. Eppure, a fronte di fatti che hanno
stravolto ? per una volta in positivo ? il nostro
Paese, i GdM non hanno fatto neppure un?Assemblea per
un?analisi del voto né per organizzare e definire la
campagna referendaria. Il voto delle politiche,
peraltro, ha rivelato che i giovani sono decisivi, una
forza propulsiva per l?Ulivo e per il futuro del
Partito Democratico. Questo dovrebbe indurci a
formulare proposte, a riempire di contenuti e di
concetto il contenitore del Partito Democratico. È una
grande scommessa, il Partito Democratico, una sfida
non più procrastinabile. Che, proprio per questo, non
può essere lasciato ai vertici dei partiti. È il come
che va definito. Abbiamo davanti una società
radicalmente mutata che ha bisogno di risposte nuove.
Ci sono questioni in campo che non sono generazionali,
perché di fatto riguardano tutti, ma che possono
essere interpretate e affrontate meglio della nostra
generazione, erede di culture politiche importanti ?
dal liberalismo al cattolicesimo democratico ? ma non
legate ideologicamente a queste culture e quindi
capaci di elaborare soluzioni nuove a domande sempre
più complesse in un mondo che si va facendo
multiculturale, multireligioso, multietnico. Soltanto
la costruzione di ponti e l?abbattimento dei muri
potrà garantire un futuro a questa generazione. In
caso contrario andremo incontro ad un triste epilogo e
la riesplosione del conflitto arabo-israeliano con il
coinvolgimento dell?infuocato Medio Oriente ne
costituisce un fosco presagio. Non possiamo più
attendere: ci sono in gioco questioni nodali, dalla
necessità di una globalizzazione più equa ed integrata
dei mercati ad una globalizzazione dei popoli e delle
culture da gestire e amministrare nei suoi effetti,
fenomeni migratori in primis. Ma c?è da rispondere
anche alla precarizzazione del lavoro, alla necessità
di innovazione e internazionalizzazione delle imprese,
al bisogno di un dialogo interreligioso e
interculturale, l?urgenza di immaginare uno sviluppo
sostenibile in cui le energie rinnovabili diventino
una priorità. Come vedete, l?elenco è lungo e l?agenda
è piena di issues di tutto rilievo. Di fronte a
questo, la gestione del nostro giovanile appare
inadeguata e il ruolo di questa Assemblea sembra non
essere rispettato. Poco fa, l?amico Ubaldo Pagano
diceva che i firmatari della famosa lettera vorrebbero
imporre la metodologia alla Presidente. Non è così,
nessuno vuole imporre niente. Piuttosto ci sono delle
sedi istituzionali che hanno dei ruoli, dei poteri,
dei metodi delle funzioni che devono essere onorati.
L?Assemblea Federale deve essere messa in grado di
dettare la linea politica e questo non è accaduto fino
ad oggi. Occorre, dunque, un Congresso che promuova un
dibattito e che dia un?identità politica ai GdM. È per
questo che mi addolora che la lettera venga definita
offensiva, addirittura volgare. Dovrebbe invece essere
accolta in modo positivo, perché il suo unico scopo è
di favorire la dialettica, vero sale della politica e
di un movimento partitico che intende fare
elaborazione politica. Mi dispiace che l?Ufficio di
Presidenza abbia scelto un?altra strada e preferisca,
di fronte ad ogni tentativo di discussione e di
dialogo, seppur critico, arroccarsi nel proprio
fortino. Se devo essere sincero, a me pare che questo,
più che un Ufficio di Presidenza, sia un Ufficio di
collocamento per chi ci sta. Grazie.

Mattia Ferrero (Lombardia)

Evito gli aspetti formali della lettera. Credo sia
importante collocarsi in una prospettiva futura. La
lettera auspicava l?apertura di un percorso
congressuale. Vengo oggi a sapere che il 12 aprile è
stata presa la decisione di aprire la stagione dei
congressi. Questo è stato comunicato con tre mesi di
ritardo. Allora, spesso si tratta di un problema di
comunicazione. Il ruolo del giovanile deve essere di
discontinuità, perché non si può sempre replicare le
posizioni del partito. Allora un congresso serve per
stabilire un percorso costituente del partito
democratico e per dare un mandato politico
all?assemblea come a sua volta detti la linea politica
agli organi esecutivi. Riguardo al dissenso, il
diritto ad esso citato da Pina è anche diritto al
dissenso esterno, altrimenti resta una divergenza
interna che non intacca alcun equilibrio. Riguardo
all?invio a Rutelli, questo è avvenuto perché non
siamo un movimento autonomo e non abbiamo un legale
rappresentante.

Nicola Garbellini (Coord. Veneto)

Informo sul Veneto, dove stiamo vivendo una fase di
crescita, approfondimento e miglioramento del nostro
giovanile. Ho ascoltato attentamente la relazione
della Presidente e mi complimento per le numerose
iniziative. Noi ci troviamo nella condizione di non
avere la necessità di rinunciare a qualcuno, perché
abbiamo sfide davanti che dobbiamo affrontare
unitariamente. Perciò spero che le varie dimissioni, a
partire da quelle di Rizzo Nervo, vengano ritirate.
Ultima questione, quella sui rapporti sui DS. Oggi su
Repubblica Fassino afferma che l?unica strada
possibile è quella del PSE. Non dobbiamo farci
rallentare da istanza altrui. Se non ci sono i
presupposti, procediamo.

Salvatore Catorano (Coord. Emilia-Romagna)

Sul Partito Democratico, sarò molto breve. Se abbiamo
votato un documento sul P.D. Questo dà mandato di
portare avanti il percorso all?ufficio di presidenza
nel modo in cui ritengono opportuno. Mi dispiaccio
delle dimissioni di Rizzo Nervo. Il vertice, il
riformismo di sinistra è l?unico approdo possibile e
il giovanile non può stare alla finestra ad aspettare
i movimenti dei partiti. Il dissenso, a questo
proposito, si esprime prima nelle sedi opportune, dove
si costituiscono maggioranza e minoranza, e solo dopo
successivamente all?esterno. Il più grande dispiacere,
rispetto alla lettera inviata, è che non è emersa una
posizione sul cammino che sta intraprendendo il nostro
giovanile.

Massimiliano Zacchigna (Coord. Trentino)

Il dibattito di oggi si sta sviluppando sul P.D., su
cui non intendo dilungarmi, e sull?organizzazione
interna del giovanile. Io personalmente, da Napoli,
avevo espresso delle problematiche sul metodo e sulla
comunicazione. Poi, piano piano, la macchina si è
oliata ed il percorso ha preso il via. Mi sembra, in
questo contesto, di rivivere la nascita della
Margherita. Penso che, per i giovani della margherita,
sia utile procedere verso il partito democratico con
questo cammino fatto di iniziative e di un intenso
lavoro, che deve riflettersi sui livelli locali.
Vorrei fare una critica a quest?Assemblea, che spesso
è poco frequentata e ciò non è sicuramente imputabile
all?ufficio di presidenza o all?esecutivo.

Andrea Casu (Lazio ? Esecutivo Esteri)

Siamo effettivamente toppo pochi per affondare quello
che molti stanno rivendicando, ovvero delineare qui un
orizzonte politico chiaro del nostro giovanile. Io
credo che noi oggi dobbiamo prendere una posizione
chiara sul partito democratico in tempi stretti, o
attraverso un congresso o un?assemblea ad hoc o
un?iniziativa sull?argomento. Per affrontare questa
sfida, dobbiamo trovare una sede opportuna per
definire il percorso prima della stagione
congressuale, che deve aprirsi il prima possibile,
però con un orizzonte chiaro che deve essere quello
del partito democratico. E non possiamo aspettare che
il P.D. diventi la sommatoria di DS e Margherita. Per
far questo, noi giovani dobbiamo farci interpreti di
questo percorso, perché non abbiamo niente da perdere
e possiamo scommettere su questa prospettiva. Se
questo è il punto politico, dobbiamo trovare la sede
opportuna per dire con forza che il partito
democratico è la prospettiva, in modo da definire
chiaramente l?orizzonte. In questo senso, ho visto
negli ultimi mesi una crescita del giovanile. E forse,
rispetto alla lettera, c?è un problema di
comunicazione de risolvere. Allora, la prossima
Assemblea, più che perdere tempo dietro a questioni di
metodo, deve aprire il dibattito sul partito
democratico e forse questa Assemblea si ripopolerà.

Massimiliano Perazzetti (Coord. Abruzzo)

Invece di cavalcare la lettera, noi dell?Abruzzo
abbiamo inviato un pro-memoria al Presidente
dell?Assemblea federale sull?attività costante
dell?Abruzzo. Siamo rimasti delusi dall?estromissione
di Vittorio Alberti dall?esecutivo. Vittorio ha
lavorato molto e ci auguriamo una risoluzione del
problema. Riguardo al P.D .noi abbiamo di recente
fatto un?iniziativa sul partito democratico in Abruzzo
e abbiamo maturato un modello di rappresentanza
federalista.
Consegna al tavolo della presidenza la mozione dei GdM
Abruzzo sulla situazione politica del giovanile
chiedendo che questa venga allegata al verbale.

Luigi Madeo (Segretario Organizzativo)

L?auspicio mio era che questa volta si potesse parlare
di contenuti e non di contenitori. Oggi la presenza
scarsa testimonia la volontà dell?Assemblea di
riportare la discussione sullo statuto e su argomenti
che allontanano dalla politica. Su Vittorio, come
sull?esecutivo,è nato dopo un percorso di 10 ore che
ci ha visto impegnati nella costruzione di un organo
fiduciario. E? logico che, se viene meno la fiducia,
l?ufficio di presidenza lo espelle. Spero che la
prossima volta si possa discutere di idee e contenuti.

Giacomo Balduzzi (Piemonte)

Sono contento di essere qui perché vedo un giovanile
più energico e più unito, che ha affrontato sfide
importanti. Inoltre vedo che qui sono l?unico
rappresentante della mia regione, il Piemonte.La
lettera firmata anche da me non deve essere presa come
un?offesa, ma come un disagio, che deve essere uno
stimolo per il giovanile. Sulla comunicazione, per
esempio, sulle del referendum è mancata l?informativa.

Gianluca Lioni (Vice Presidente)

Sarò telegrafico per alcune puntualizzazioni.
Innanzitutto, per quanto concerne l?esecutivo, esso
viene nominato dall?Ufficio di presidenza ed è
fiduciario dell?Ufficio di presidenza. Ecco, il
rapporto tra l?Ufficio di presidenza e Vittorio non
c?era più. Questo non toglie che Vittorio, persona che
stimo, possa collaborare in autonomia alla crescita
del giovanile.
Come Ufficio di presidenza credo che sia stato un
errore non comunicare alcune decisioni prese, stagione
di Congressi in primis.
Mi dispiace aver sentito che gli interventi dei
sottoscrittori della lettera erano divergenti sui
contenuti politici. E questo fa intuire che questa
lettera era solo un pretesto per protestare. Certo,
questa lettera poteva essere uno stimolo, ma in questo
modo e con queste forme si è rivelata dannosa.

Filippo Caputo (Lombardia ? Esecutivo Cultura)

Sul piano politico vorrei dire che il Movimento
giovanile non può subire il processo del Partito
Democratico, ma deve dare un contributo progettuale
concreto. Come responsabile del Dipartimento Cultura,
do la mia disponibilità a lavorare per portare avanti
un?Assemblea programmatica nazionale. Sulla lettera il
problema vero è che noi abbiamo iniziato a costruire
il movimento giovanile dopo anni di astinenza. Noi
dobbiamo trarre da ogni cosa, positiva o negativa,uno
spunto di crescita. Noi dobbiamo constatare che
Vittorio Alberti ha sempre lavorato, andando qua e là
sul territorio nazionale. La cosa che mi preme è che
possiamo creare un clima sereno e per questo vorrei
che si ricomponesse la frattura fiduciaria fra
l?esecutivo e Vittorio Alberti. Se questo non fosse
possibile, per errori commessi da una parte e
dall?altra,imputabile appunto al fatto che il
giovanile viveva un?assenza da anni, noi dobbiamo far
sì che le prossime Assemblee Federali siano
partecipate con 80-100 persone. Auspico che questo
avvenga per tornare davvero a fare politica.

Nicola Oliva (Toscana)

Io sono uno dei firmatari della lettera e l?ho firmata
come un innamorato deluso. Se uno critica il merito,
non è detto che biasimi anche le persone. E allora
dalla lettera dobbiamo prendere spunti positivi.
Quando nella lettera si dice ?programmazione-analisi
politica?, significa far circolare idee, fare una
piattaforma dei lavori, dare degli indicatori per
raggiungere le persone. Allora, se noi non ci diamo
questa organizzazione,il P.D. sarà una semplice
sommatoria di DS e Margherita e questo io non lo
voglio.

Andrea Bernardi (Lazio)

Contributo di Vittorio comunque importante. E?
condivisibile la richiesta di maggiore comunicazione,
in ogni senso: l?Ufficio di presidenza comunichi chi
degli esecutivi lavori poco. Pur con alcuni errori,
c?è da costatare che l?Ufficio di presidenza ha
lavorato anche in situazioni difficili.

Giuseppe Grassi (Puglia ? Esecutivo Grandi Eventi)

Per quanto attiene alla discussione di carattere
politico generale, dico che per quel che riguarda la
prospettiva politica dell?approdo del P.D. rispetto la
sua collocazione europea nel PSE sono totalmente in
disaccordo. Al momento, della prospettiva di
costituzione del PD, non sono entusiasta, ma è una
prospettiva a cui dobbiamo lavorare convintamente.
La lettera può essere in alcuni punti condivisibile,
ma il metodo è sbagliato. Spero che tutti siano
recuperati.

Mauro Cocchieri (Umbria ? Esecutivo Scuola)

Non ha firmato la lettera per questioni di metodo,
perché questo non è un modo costruttivo ed è anche
violento. Oltre al metodo, il problema è anche il
momento, questo è il momento in cui tutti siamo
impegnati nella costruzione del Partito Democratico. E
dobbiamo farlo insieme.

Giacomo D?Arrigo

Prima di dare la parola a Vittorio e poi a Pina per le
conclusioni, ritengo di dover dare un contributo al
dibattito. Un anno è passato dal nostro congresso di
costituzione e rispetto al mandato congressuale, anche
se con qualche smagliatura, abbiamo tenuto il punto:
?mettere la barca a mare?, avviare la struttura e
soprattutto, deliberare lo Statuto del giovanile,
disposizione questa contenuta nella mozione
congressuale di Napoli. E? stato un anno di rodaggio e
stiamo imparando a ricoprire ruoli per tutti noi
nuovi. Dobbiamo anche tenere conto della realtà in cui
ci troviamo e che rispetto ad un anno fa tanto è
cambiato: abbiamo vinto le elezioni, il nostro partito
è al Governo, si è aperta in maniera concreta la
prospettiva del PD nella quale la Margherita è
impegnata e noi con essa. È vero che non c?è nessun
mandato congressuale che ci impegna su queste cose, ma
non valutarle e staccarsi dalla realtà sarebbe un
errore. Su queste invece dobbiamo lavorare e fare la
nostra parte proprio per questo il rapporto intrapreso
dall?Ufficio di presidenza con la Sinistra Giovanile,
è importante, ma non può essere esclusivamente
?romano?: la nostra periferia ci chiede più attenzione
e coinvolgimento, invito Pina e l?ufficio di
presidenza a muoversi in questa direzione, anche con
iniziative ed appuntamenti sparsi per l?Italia. La
discussione ha fatto emergere, con sfumature diverse,
anche una richiesta di maggiore coinvolgimento e
comunicazione, è auspicabile che ufficio di presidenza
ed esecutivi si muovano di conseguenza. Chiedo inoltre
all?ufficio di presidenza un maggiore coinvolgimento
dell?Assemblea e della sua presidenza sulle scelte
politiche e le decisioni: in attesa di un congresso o
assemblea programmatica, non abbiamo un mandato
congressuale che abbia fissato le coordinate politiche
per ?muoverci? e quindi coinvolgere quanti più
soggetti possibile è importante, non permetterò che
l?Assemblea venga svuotata di significato politico.
Un?ultima notazione sui fondi: nessuno mette in
discussione la correttezza del loro utilizzo, ma
chiedo che l?Assemblea sia (almeno) informata sullo
stato dell?arte dell?argomento. Evidenzio come la gran
parte di componenti dell?Assemblea attendano rimborsi
vecchi e come partecipino alle riunioni facendo leva
sui loro fondi e che spesso dalla periferia si decide
di non partecipare perché non tutti possono spendere
per mesi fondi propri che attendono di essere
rimborsati.

Vittorio Alberti

Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in
un?operazione che intendiamo proseguire. Siamo partiti
con una lettera che non riteniamo offensiva né
volgare, ma costruttiva, perché denuncia la mancanza
non tanto di iniziative ma di elaborazione politica da
parte dell?Ufficio di presidenza nei confronti
dell?esecutivo e dell?Assemblea federale.
Per quanto riguarda la mia esclusione dico che la mia
divergenza è stata di lavorare e di impegnarmi, con
incontri in giro per l?Italia, per produrre
elaborazione politica. Riguardo all?invio a Rutelli,
lo ha spiegato bene Ferrero, dicendo con limpidezza
giuridica che il giovanile non ha identità formale.
Noi continueremo sulla nostra via.

Pina Picierno

Penso che sulla prospettiva del PD dobbiamo lavorare
di più con la Sg perché questa è la prospettiva
politica del futuro. La vicenda delle dimissioni di
Rizzo Nervo dall?Ufficio di presidenza non ha nessun
parallelismo con la lettera di contestazione, è una
scelta sua e come singolo. Per quel che attiene ai
fondi: non abbiamo un bilancio, siamo una ?voce? nel
bilancio del partito. Dopo questo lungo dibattito,
penso che oggi ritroviamo le ragioni dello stare
assieme.

L?Assemblea è chiusa alle ore 15.30 circa.

Letto, visto, confermato e sottoscritto

Il Presidente dell?Assemblea Federale
Giacomo D?Arrigo
Il segretario verbalizzante
Riccardo Clementi

mercoledì, 8 novembre 2006

I giovani italiani credono nei valori, hannno poca fiducia in istituzioni, politica e media e sono convinti, forse loro malgrado, che nulla è per sempre.
E’ quanto emerge dal 6° rapporto dell’istituto Iard, uno studio su 3000 persone dai 15 ai 34 anni, confrontato con quello svolto nel 1983. Le cose più importanti della vita sono salute, famiglia, pace, libertà, amore e amicizia (ma non la solidarietà). Ci si fida pochissimo delle banche, meno di TV e politica. Sempre meno, infine, si impegnano in scelte vincolanti e definitive.

mercoledì, 8 novembre 2006

ROCCA SAN GIOVANNI – Un’area protetta nella zona litoranea che comprende il Fosso delle farfalle, il Fosso San Tommaso e la Pinetina di Vallevò. L’istituzione del Centro di Educazione Ambientale nell’ex edificio scolastico di Vallevò, già ristrutturato dal comune nel 2000, per far conoscere ai visitatori la Costa dei Trabocchi. E’ ciò che chiedono di discutere, nel prossimo Consiglio comunale di Rocca San Giovanni, i consiglieri di minoranza, Raffaele Tiro, Michele Alfino, Alice Peco, Ermanno Verì. La lista civica “Per Rocca”, attraverso il suo capogruppo, Raffaele Tiro, sostiene che l’area in questione, nella zona litoranea a cavallo dei comuni di Rocca San Giovanni e San Vito, < è stata classificata come sito di Interesse Comunitario (SIC) nel 1975, analogamente ad altri siti come la Lecceta di Torino di Sangro, che già sono stati riconosciuti dalla Regione e godono di finanziamenti per la salvaguardia e la valorizzazione dal punto di vista ambientale >, è quanto si legge nel comunicato a firma del capogruppo Tiro.
Il documento sull’area protetta e sul centro di educazione ambientale, nei contenuti essenziali, era già stato sottoposto all’attenzione della precedente Giunta regionale di centrodestra nel 2000, dall’allora amministrazione comunale diretta dal sindaco Silvino D’Ercole. < Ora si tratta di ripetere l’istanza – continua Raffaele Tiro – nella speranza che l’interesse creatosi attorno all’area dell’ex tracciato ferroviario e alla Pinetina, oggetto di una recente mobilitazione popolare che ne ha impedito la vendita ai privati, riesca a far approvare celermente la proposta da parte della Regione >. La volontà precisa dei consiglieri di minoranza va nella direzione di salvaguardare < un sito in cui sono presenti grotte dove vivono pipistrelli ed ambienti umidi incontaminati in cui sono presenti il granchio di fiume, l’orbettino, la rana dalmantina e il raro moscardino, piccolo roditore simile allo scoiattolo >, si legge nel comunicato.
< Il gruppo di minoranza – conclude Raffaele Tiro – vuole stimolare l’amministrazione comunale di Rocca San Giovanni a svolgere un ruolo attivo all’interno della Costa dei trabocchi per mettere in risalto le sue peculiarità ambientali e per il fatto di avere a Vallevò una piccola comunità che pratica la pesca tradizionale e costituisce il nucleo più caratteristico della nostra costa >.
Ora si attende il giudizio del consiglio comunale di Rocca San Giovanni, che è chiamato ad esprimersi su un argomento tanto dibattuto in questi ultimi tempi. Un atto di responsabilità nel quale le differenze di appartenenza politica dovrebbero venire meno, per il chiaro obiettivo della tutela e valorizzazione del territorio della Costa dei trabocchi e il suo inserimento nel circuito delle visite didattiche, da cui è attualmente escluso.

Francesco Piccirilli

ABRUZZO OGGI 08 NOVEMBRE 2006