27 Novembre 2006
Fuori dagli unanimismi sul Pd. Intervento di Federico Manzoni
Siamo in attesa di un commento a sostegno della mozione ulivista da parte di Luca Rizzo Nervo.
In attesa che il "nostro" trovi un po' di tempo, ospitiamo il coraggioso intervento di Federico Manzoni, certamente al di fuori della linea politica de "larete", ma molto apprezzabile per la chiarezza.
Schema intervento Congresso prov.le Margherita BS –
25 novembre 2006 di Federico Manzoni
Federico Manzoni
Trattandosi di candidatura (e dunque di lista) unica, sarebbe scontato dire ‘voterò Girelli’. Vorrei però dire che lo voterò volentieri perché – al di là delle considerazioni di carattere politico – ho molto apprezzato il lato umano del suo agire e penso che questo sia importantissimo nella politica.
Ciò non mi esime da sottolineare alcune critiche puntuali:
- l’assenza di un’assemblea plenaria degli iscritti della Margherita bresciana da molto tempo (l’ultimo appuntamento risale infatti alla due-giorni di Ponte di Legno nel luglio 2005);
- l’approccio al tema PD.
Vorrei constatare come negli ultimi anni la nostra evoluzione politica ci abbia portati a rinnegare – in tempi e modi diversi – alcuni presupposti sui quali ci eravamo caratterizzati (anche nel dissidio del ’99 tra Prodi e il Ppi):
- l’appartenenza europea al PPE e internazionale all’IDC;
- il partito politico laico ma cristianamente ispirato;
- il rifiuto dell’americanizzazione della nostra democrazia (evoluzione bipartitica, ricorso allo strumento delle primarie, smisurata accentuazione su governabilità e su leadership, cumulo tra le figure di leadership e premiership);
- la costruzione della Margherita non come anticipazione di un partito unico, ma come ‘la gamba di centro’ dello schieramento di centro-sinistra.
Abbiamo sbagliato allora o stiamo sbagliando oggi ?
Sulla base di questi presupposti, sono fondamentalmente due le critiche che faccio alla mozione Rutelli:
- c’è un’evidente contraddizione interna sul giudizio che si dà dell’esperienza della Margherita (positiva, luci e ombre, sostanzialmente fallita) e questo non è ininfluente per quanto riguarda la costruzione del PD (l’esempio della Margherita sarà portato a modello anticipatorio ovvero sarà non imitandum ?);
- si glissa troppo agevolmente sulla questione della collocazione europea. Giusto dire che non si entrerà nel PSE, ma poi che cosa si intende con centro-sinistra europeo ? A quali partiti si fa riferimento quando si parla di “forze democratiche e di progresso” e di “grande rete dei riformisti” ?
Di conseguenza non posso non criticare anche gli scettici sul PD (Bonfanti, De Mita…) che hanno firmato tale mozione e tutti i bresciani in Assemblea Federale (Del Bono, Galperti, Buizza, Girelli) che hanno fatto lo stesso.
Se devo dare un giudizio sulle due mozioni (Bordon-Parisi e Rutelli) sono alternativo alla prima e differente dalla seconda.
Al di là degli aspetti eticamente sensibili, sono tre le ragioni – laiche – di critica al progetto del PD:
1) sul piano storico-culturale: l’esperienza dei movimenti politici di ispirazione cristiana (anche quando – come in Francia o in Belgio – si sono evoluti in forme laiche) è una storia di pluralismo politico, non di sincretismo e di assimilazione.
Peraltro non si tratta di un romantico e nostalgico retaggio storico: ancor’oggi esistono importanti (ed elettoralmente significative) esperienze politiche di pluralismo (ossia di coalizioni, non di partiti unici) in Cile, in Catalogna, in Belgio, in Francia. Anche in Germania, all’interno della CDU, si confrontano diverse anime, di cui una molto vicina alle nostre posizioni anche in campo economico-sociale (candidato Ruettgers al prossimo congresso nazionale, Elmar Brok, capodelegazione CDU al Parlamento europeo, Wolfgang Schauble, attuale ministro dell’Interno…);
2) sul piano della qualità della democrazia: leggendo la relazione Vassallo sulla forma-partito al Convegno di Orvieto e la mozione Bordon-Parisi, emerge una visione antitetica alla nostra (e peraltro antitetica anche a quanto abbiamo propagandato come comitato per il No all’ultimo referendum costituzionale). Noi siamo contro la legittimazione diretta dei vertici degli esecutivi (e, a maggior ragione, del premier) e per la centralità delle assemblee elettive (e a maggior ragione del Parlamento). Siamo per la divisione tra ruoli di partito e ruoli di governo, non per il loro cumulo (leader del PD quale automatico candidato premier…). Siamo per la democrazia delegata nei partiti più che per le primarie.
3) sulle famiglie politiche europee. Ci sono stati errori della Margherita in questi anni:
- forse si è abbandonato il PPE fuori tempo massimo, ossia proprio quando nel PPE stesso si è incrinato il rapporto coi conservatori inglesi (che probabilmente faranno gruppo a sé) e Martens ha chiuso la porta in faccia all’ingresso di Fini e AN;
- il PDE, che si è fondato due anni di fa, di fatto non è un partito. Troppo piccolo, troppo poco democratico, troppo somma dei partiti nazionali.
Non si può però dimenticare chi sono oggi i leader politici europei vicini alla nostra idea di Europa. Sono:
- democratici-cristiani (Angela Merkel, Jean-Claude Juncker – premier lussemburghese, Romano Prodi),
- liberaldemocratici (Guy Verhofstadt, premier belga e autore de ‘Gli Stati Uniti d’Europa’, 2006; Graham Watson, inglese, capogruppo ADLE),
- verdi (Joska Fischer, ex ministro esteri Germania, Daniel Cohn Bendit – francese – e Monica Frassoni, co-capigruppo Verdi al Parlamento europeo).
E’ paradossale che noi discutiamo di fare un partito nuovo in Europa (o peggio di entrare in uno già esistente) con gli unici partner (i socialisti europei) che non esprimono nessuna posizione autenticamente europeista (sono solo italiani: Amato, Napolitano e un cristiano-sociale francese come Delors, peraltro assai inascoltato in patria).
TRATTO DA www.larete.ilcannocchiale.it