IANNUCCI: L’ULIVO DEVE RIPARTIRE DAI GIOVANI
Cari amici dei Giovani della Margherita, vorrei proporvi un appello pubblico per inaugurare una fase strutturale di collaborazione che abbia come sfondo la costruzione di un nuovo soggetto politico del centrosinistra italiano. Dobbiamo farlo per rappresentare la Generazione Ulivo che ha chiesto a Romano Prodi di cambiare l’Italia, dobbiamo farlo per innovare e dare una spinta decisiva alle discussioni interne di Margherita e Democratici di Sinistra. Insomma, va costruita la sostanza del partito dell’Ulivo attraverso il protagonismo della nostra generazione. Dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni politiche del 2006, la guida della Regione Abruzzo e delle quattro province, ritengo che la formazione di una nuova soggettività politica costituisca una condizione necessaria al buon governo dell’Italia e del territorio. Il soggetto che interpreterebbe al meglio la complessità, il bisogno di innovazione e di giustizia sociale. C’è una grande quantità di ragazze e ragazzi, fuori dalle nostre stanze, che ha partecipato al meccanismo delle primarie, e che si appassionerebbe a scendere in piazza per sostenere la riforma degli ordini professionali. E’ la stessa che ha vissuto la prima esperienza politica nella stagione di protesta contro il governo Berlusconi (dalla Moratti, alla guerra all’Iraq), ma anche quella che si dimostra reticente nei nostri confronti, non si fida di identità già superate dalla storia, dagli avvenimenti. Abbiamo l’obbligo politico di unire le biografie diverse dei tanti giovani che ci chiedono in qualche modo di partecipare ma che per adesso rimangono alla finestra: quelli della protesta per una globalizzazione più giusta, quelli del volontariato sociale, quelli della precarietà, i giovani costretti all’emigrazione intellettuale, quelli che vorrebbero avviare un’attività propria ma non hanno i mezzi per farlo. Dobbiamo unire tutto questo in una sintesi che sia plurale, orizzontale ma partigiana, cioè che non si collochi in un centro ibrido di questo schema, non si riduca ad un’operazione di plebiscitarismo giovanilista. Sarà faticoso, molto non dipenderà da noi, ma mettiamoci al lavoro per unire le culture politiche progressiste dell’Italia e poniamoci l’obiettivo di come far emancipare i giovani da una deriva antipolitica pericolosa. Come attrezzarsi per uscire dalla definizione di generazione X, questa è una leggenda che va chiusa. Il nodo vero non è quello secondo il quale i giovani sono una massa indistinta ed indifferente che galleggia nella società degli individui, bensì che in questo nuovo modello di società frammentata il sistema della rappresentanza va ripensato e ristrutturato dal fondo. Allora il nuovo partito dell’Ulivo. Ce lo chiede il più grande mutamento del nostro tempo: la globalizzazione. Quella dei mercati, della divisione del lavoro e dei sistemi di comunicazione ci suggerisce che la mondializzazione può essere una grande opportunità, i ripiegamenti localistici sui diritti dell’uomo, la dignità delle donne e la guida unipolare del mondo ci mostrano, invece, che c’è ancora molto da fare. Gli effetti della globalizzazione dipenderanno dalla governance che sapremo offrirle. Non dovrà essere la discussione politica, se pur importante, sulla forma del nuovo soggetto o sulla sua collocazione internazionale a fermarci, abbiamo una marcia in più. La nostra Carta d’identità comune è quella dell’Europa, del sogno di Jeremy rifkin e della rivoluzione di Altiero Spinelli, di uno spazio consapevole in cui mettere radici solide per il futuro. L’Europa può essere il nostro approdo anche in Abruzzo se ci guardiamo intorno ed interpretiamo i segni del cambiamento che ci circondano: gli Erasmus, l’apertura delle frontiere, la libera circolazione delle merci e delle persone, la costruzione di un mercato e di tutele europee. L’esperienza di un continente che si considera un laboratorio “in fieri” è un po’ come il sentimento irrequieto di incompiutezza che caratterizza tutti noi di questa generazione perché non ci si accontenta, perché non è mai abbastanza… Solo se indicheremo noi una nuova via, solo allora la nave dell’Ulivo potrà andare spedita, perché oggi siamo divisi più dal passato che dal futuro, più da piccoli e forti poteri che dalla politica. Costruiamo noi una cabina di regia dell’Ulivo abruzzese che tenga dentro i partiti, il resto del mondo organizzato abruzzese, ma anche gli esclusi dai processi di decisione. Chiediamo che si dia vita ai Gruppi Consiliari unici in regione. Promuoviamo una grande Assemblea unitaria entro fine anno con l’associazionismo, gli studenti, i giovani delle professioni e delle imprese, ricercatori, sindacati, precari, movimenti di ispirazione ambientalista, amministratori, volontariato. Con chi c’è e con chi vorrebbe esserci. Questa è la sfida.
Francesco Iannucci
Segretario Regionale Sinistra Giovanile Abruzzo