Analisi del voto
Accettando l’invito di Francesco, da oggi inizio a collaborare al blog. Mi ha molto incuriosito la sua proposta di un blog “partecipato”, nel quale oltre a leggere e lasciare brevi commenti si possa anche scrivere e articolare i propri pensieri in libertà. Oggi voglio sviluppare una breve riflessione sul voto del 13 e 14 aprile.
Il dato fondamentale è la forte riduzione della frammentazione politica del nuovo Parlamento.Il nascituro governo poggerà su una solida maggioranza parlamentare e avrà, quindi, la possibilità di sviluppare in modo fluido il programma sulla base del quale la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni.
E’ stato consolidato il bipolarismo. Come accade nei principali Paesi europei i due maggiori partiti hanno raccolto circa il 70% dei suffragi. Questa circostanza si è già accaduto nell’Italia repubblicana nell’epoca dei partiti tradizionali.
Allora i due grandi partiti che si contrapponevano erano la Dc e il Pci. Il sistema politico era però bloccato Perché il Pci non aveva un ruolo reversibile in quanto nella Conferenza di Jalta del febbraio 1945 Churchill, Roosevelt e Stalin, delineando la spartizione del mondo in sfere d’influenza, decisero che l’Italia dovesse far parte del blocco dei Paesi capitalisti. Il Pci, non avendo un’ideologia ed una politica estera conformi ai valori dell’occidente, non costituiva una alternativa di governo alla Dc. La situazione attuale è diversa. Pd e PdL sono partiti alternativi con ruoli reversibili, proprio come accade nelle altre democrazie europee.
Un altro dato importante è la scomparsa delle ali estreme, in particolare dell’estrema sinistra. Una bella lezione per chi ha la presunzione di interpretare le istanze dei cittadini. Istanze meglio comprese dalla Lega Nord e dall’Italia dei Valori, che a mio parere hanno colto successi elettorali intercettando meglio di altri partiti la domanda di sicurezza e legalità di vasti strati dell’elettorato.
Sulla Lega in particolare si fa una gran confusione affermando che è un movimento politico di destra e che ha raccolto solo un voto di protesta. La Lega è votata da persone di varia estrazione sociale e di diverso tasso culturale. Se qualcuno vuole “strapparle” i “suoi” voti deve compiere uno sforzo di analisi. Lasciarsi confondere le idee dagli aspetti folckloristici senza sforzarsi di capire le ragioni del successo leghista denota pigrizia mentale e distacco dalla realtà.
Il Pd ha avutto un buon successo e ha giocato un ruolo fondamentale in queste elezioni dando il via ad un processo di scomposizione e ricomposizione del sistema politico. La riduzione della frammentazione politica è in gran parte merito del Pd, il quale ha compiuto una scelta strategica di lungo periodo non alleandosi con le forze dell’estrema sinistra. Proprio questa scelta rende il Pd una alternativa credibile per il governo dell’Italia.
Nel centrodestra Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno costituito una lista comune e manifestato la volotà di fondersi dopo le elezioni, sollecitati in questo progetto dalla nascita del Pd.
In ultima analisi, da quando nel 1994 si inaugurò la stagione del bipolarismo in Italia, il centrodestra si conferma maggioranza. Infatti, due anni fa, per registrare un sostanziale pareggio il centrosinistra dovette costituire una coalizione fortemente eterogenea (da Mastella a Bertinotti), mentre la vittoria dell’Ulivo nel 1996 dipese dalla decisione della Lega di correre da sola e dal patto di “desistenza” dell’Ulivo con Rifondazione comunista. Ora, però, ci sono le premesse affinché il centrosinistra, privo della zavorra costituita dalla sinistra radicale, possa puntare a governare bene quando vincerà le elezioni.
Molto resta da fare, ma forse la nascita di un sistema politico più razionale può essere l’inizio della riscossa della nostra amata Italia.
Luca Piccirilli